diletto piccolo borgo antico,
mi ritorna mite il tuo mormorio,
fra resonanti argentee fronde,
lievi mosse dall’alitar del vento.
parvo paese da prische mura cinto,
ch’in alto albeggi di bianca calce,
imminente all’indaco orizzonte,
sul petroso gradino delle Murge.
qual aurea limpida la tua voce,
che da distesa piana dell’Ofanto,
giunge ad agitar le flave chiome,
delle spigate tue preziose messi.
silente come ’l guardo che dall’alto,
coglie in ebeni acini d’uva,
distanti scorci fino al Volturno,
che cinereo stagliasi tra vapori.
talora fioche e tremente note,
qual ondato e fresco lago d’ombre,
che da centenarie fronde s’effonde,
sull’ignuda e sitibonda zolla.
ansante per l’erte scale ch’ascendon,
varcano archi e fendono case,
ornate di bianche lenzuola stese,
a mirar dritto il votivo Faro.
ancora indura qual pietra broncia,
ch’al sole s’infoca in terra brulla,
or molesta in nenie di comare,
fuori dagl’usci a sgranar rosari.
vezzosa qual schiamazzi di fanciulli,
ch’in vicoli e viuzze si rincorron,
confusa nel parlottio della folla,
in corsi e piazze al dì di festa.
così or la tua voce mi sovviene,
eco d’albe e vespri chiaroscuri,
tremule luci e mosto d’autunno,
che il cuore mio ancora tiene.
La voce delle Murge. testo di Oldman61