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La vicenda della famiglia nel bosco è l’ulteriore ennesima conferma della perenne lotta tra il bene ed il male. Nello specifico, il bene dovrebbe essere rappresentato da due genitori amorevoli; due genitori che hanno deciso di condurre un’esistenza fuori dagli schemi soprattutto per garantire una “vita” degna di tale nome ai propri figli. Schemi a cui ci hanno, e ci siamo abituati ormai. Schemi facenti parte di un sistema allineato, malato, spesso diabolico. Lo stiamo vedendo, lo stiamo vivendo un po’ tutti: a livello familiare, sociale, sanitario, economico, globale (una su tutte, le continue guerre, ci dicono qualcosa?). Tornando a Nathan e Catherine, siamo sicuri che vogliano il male dei propri figli e/o non siano in grado di crescerli al meglio? La risposta non dovrebbero darla giudici, tutori, psicologi, assistenti sociali (a proposito, precedenti di malefatte esistono?). La risposta non dovremmo darla nemmeno noi. La risposta la devono dare i principali protagonisti, i bambini. Se non vogliono stare con i genitori, se la loro presenza li porta a soffrire, sono d’accordo, vanno tolti. Ma se il loro desiderio è quello di tornare a casa, la loro casa, se cercano mamma e papà, nessuno deve contrapporsi; nessuno! Così difficile da comprendere? Così difficile da accettare? Poi, noi, “giudici del tutto”, siamo sicuri di condurre una vita esemplare, perfetta? Siamo certi di crescere i nostri figli al meglio, di dare loro ciò che è bene per loro? Oppure, non sarebbe il caso di fermarci ogni tanto di fronte ad uno specchio per guardare chi abbiamo di fronte?! La realtà è che troppo spesso l’ipocrisia vince, apriamo bocca senza mettere in moto il cervello, non approfondiamo, giudichiamo senza conoscere (brutta bestia l’ignoranza). Praticamente, guardiamo ma non osserviamo. Senza parlare del cuore: sempre più freddo, distaccato, inaridito, incatenato. Qualcuno insiste nel ripetere che “casi di bambini allontanati ce ne sono a migliaia per cui è ora di finirla con questa famiglia”. Appunto, il problema non è il fatto che si parli di questa grave situazione, la tragedia è che tantissimi altri casi non escano fuori. Pertanto, la battaglia di Nathan e Catherine è la battaglia di tanti “invisibili”. Pertanto, dall’esito di questa battaglia dipenderà probabilmente il futuro di tanti bambini strappati ingiustamente ai propri genitori. Pertanto, sta a noi tutti decidere da che parte stare: se sostenere il male con il nostro silenzio, immobilismo ed accuse gratuite verso chi probabilmente (o certamente) non le merita. Pertanto, sta a noi attivarci passando all’azione per dare un senso alla parola “Bene”. Lo dobbiamo alle tante creature innocenti che stanno soffrendo. Lo dobbiamo alla nostra “coscienza”.