Per l'uomo metallico ogni gesto è la ripetizione di un rituale consumato. La vita è un'estensione verso infinito del medesimo attimo.
L'uomo metallico ha combatutto una guerra con e contro orfani di Nazioni disunite. Ha registrato tutto con la sua telecamera incorporata: discariche piramidali di corpi privi di vita, bombardamenti a tappeto senza coordinate verso e fin oltre l'orizzonte, madri che piangono i figli perduti, madri che piangono ancora più forte quando capiscono che ritrovare il corpo del figlio perduto, nella logica inumana delle discariche piramidali, è impossibile, figli senza padre uccisi da figli senza terra, pozzi petroliferi di sangue sgorganti dal sottosuolo, mucchi di ossa incastonate come tessere del domino, mine antiuomo che spappolano corpi e minato dignità, uno stivale che calpesta il passato sporcandolo di fango, il gemito di questa Terra che rinnega i propri figli, uno ad uno. L'uomo metallico non ha versato alcuna lacrima per tutto questo, l'uomo metallico si limita a registare, non giudica nè gli altri nè se stesso. L'uomo metallico è stato castrato da ogni possibilità di provare sentimenti. La sua ruggine, la ruggine di un fiero combattente, è l'ultimo orologio, l'ultimo pendolo, l'unica ferita lasciata dal tempo.
L'uomo metallico, in quella guerra, ha ucciso perché questo era il desiderio della Nazione. Ha sparato colpi da un fucile come se il fucile fosse una normale estensione delle dita. Non ha risparmiato donne e bambini pur di portare a termine il suo compito. Non ha degnato le vittime di un funerale, di uno sguardo caritatevole, di compassione, di estrema unzione. Le preghiere, le vane richieste di un briciolo di pietà non lo hanno scosso. Ha ucciso gli orfani di questa terra uno ad uno, come un cecchino implacabile, con una freddezza incalcolabile. Non ha distolto gli occhi dal sangue nè provato alcun brivido mentre eseguiva quello per cui è stato progettato. L'uomo metallico ha semplicemente dato forma e colore ad un disegno stilizzato.
L'uomo metallico è tornato dalla guerra con al collo decine di medaglie, anch'esse di metallo. L'uomo metallico non ha amici nè mai vorrebbe averne. Vive in una casa priva di ogni forma di arredamento in attesa del prossimo ordine, della prossima ferita della Nazione da cicatrizzare senza badare a spese e sacrifici umani.
E mentre passeggia per sgranchire gli ingranaggi vede decine di persone che paiono quasi non notarlo. Lui non le giudica, osserva questi uomini di carne e non ci vede altro che uomini metallici ricoperti da un sottile strato di epidermide.
L'uomo metallico osserva il tramonto, lo registra, procede all'ennesima archiviazione, ma mentre il sole si sottrae al suo campo visivo esaurisce lo spazio disponibile sull'hard disk e capisce che il suo compito è ultimato, che il suo contratto a tempo determinato è scaduto. Preme il tasto di spegnimento e si adagia al suolo ad eterno riposo.
Chissà quale futura generazione di orfani troverà quelle immagini, chissà se youtube esisterà ancora.
L'uomo metallico testo di honeyboy