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Ciao ragazzino sono te quarant’anni dopo e ti guardo .
Tu che da un quadro di Gauguin arrivasti tramite Lautrec a Verlaine e Rimbaud,
svestisti i jeans diventasti oscuro giravi con libri di poeti maledetti e scrivevi sui diari i tuoi pensieri,senza titoli ma fantastici,scrivevi d’amore in modo sublime senza averlo conosciuto,
ascoltavi la tua musica e correvi in moto quasi in cerca di una fine romantica,
discutevi di storia con i prof avendo ragione e ti prendevi quattro per non chinar la testa.
Avevi tanti amici che onestamente ancora hai ,ma mentre loro giocavano a pallone o bevevano,
tu scrivevi e andavi a donne ,e talvolta facevi a pugni perché a parlare la gente e brava ma se non si zittiva con parole taglienti si zittiva con un po’ Kubrick style.
La tua vita cambiò un lavoro certo ti impose un completo,una serietà,una puntualità non tue ma tu non mutasti ,esitevi a tuo agio in entrambe le versioni e fosti bravo, l’orgoglio del padre che hai amato più della tua vita, secondo solo a tuo figlio.
Nel tempo libero tra un cliente e l’altro i tuoi libri cambiarono da poesia divenne saggistica,i romanzi annoiavano tu cercavi verità, soprattutto quelle nascoste dai vincitori o velate per convenienza ,e crescendo fosti un buon giovane uomo con grande onore, valori e onestà.
Poi ti innamorasti ,ma per davvero e creasti una casa che era non un posto era un’entità c’era tua moglie i tuoi cani e poi tuo figlio,non smettesti mai di remare e durò tanto,fino ai cinquanta anni.
E poi ,e poi cari amici c’è un altro scritto,il prossimo ,che vi racconta cos’è diventato quel ragazzino che tutt’ora tanto amo e di cui in giorni di luna intravedo lo sguardo.