Appuntamento al vecchio lampione

scritto da Pedrino
Scritto 3 mesi fa • Pubblicato 3 mesi fa • Revisionato 3 mesi fa
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Autore del testo Pedrino

Testo: Appuntamento al vecchio lampione
di Pedrino

Sono qui, come tutte le sere, sotto al vecchio lampione. Uno di quelli a gas, qui non siamo a Berlino o a Monaco dove sono già a elettricità.Ogni sera viene Ludwig ad accenderlo e ogni sera lo pago con un sorriso.
Questo è il posto dove aspetto i miei clienti. Giovani imberbi con gli ormoni a mille e la curiosità del sesso,
anziani con gli ultimi pruriti da soddisfare, rari adulti, la maggior parte è partita per il fronte .
Questa vita non me la sono scelta, mi è capitata.
Mio padre è morto nella grande guerra, io avevo 5 anni. 
La fame e la miseria del dopo guerra hanno aperto le porte dell' istituto dove mia madre mi ha depositato. Non riusciva  a sfamare se stessa e una bimba.
A 18 anni sono uscita dall' orfanotrofio. Di mia madre da anni avevo perso le tracce .
E così mi sono ritrovata sola, senza sapere dove andare. 
Ho trovato lavoro e un letto per dormire nel retro in una birreria. 
Passavo più tempo a scostare mani dal mio culo che a portare boccali di birra. Con uno stipendio che non mi permetteva di vivere una vita decente. 
Alla fine mi sono stufata e ho deciso di mettere a frutto l'unica cosa che avevo, un giovane e desiderabile corpo.
Nel tempo ho conosciuto molti uomini: belli, brutti, gentili, maleducati. Tutti in cerca dell' amore, quello con la "a" minuscola quella che dopo avermi usata e pagata per la prestazione non avevano più niente da condividere.
Ma a volte capitava di avere clienti diversi, Hans era uno di questi. Studente universitario, iscritto a filosofia. Alto, bello, biondo, occhi azzurri ed un sorriso accattivante.
Qualche anno fa sarebbe stato il mio fidanzato ideale.
Farlo con lui era piacevole,
e qualche volta lo avevo anche baciato per avere l' illusione di fare l' amore con il proprio innamorato.
Ora erano quasi due anni che
non lo vedevo.
Era partito anche lui per la guerra.
Che bello che era quella sera nella sua divisa da sottotenente della wehrmach
era passato a salutarmi, partiva il giorno dopo per Leningrado.
Quella sera l'ho portato a casa mia, siamo stati insieme tutta la notte. Non l' ho fatto pagare e a dire la verità 
mentre facevamo l'amore 
un paio di lacrime mi hanno solcato il viso. 
Rapidamente ho passato il dorso della mano per asciugarle.
Il mattino all'alba si è alzato, rivestito mi ha svegliata. Mi ha sorriso ci siamo ancora baciati e mi ha detto "Ci vediamo al mio ritorno sotto al vecchio lampione".
Ora sono qui, la guerra va avanti da quasi 6 anni e tutta la Germania ha capito che la sconfitta è alle porte. 
Qui a Dresda d'inverno fa molto freddo ma questo febbraio è davvero particolarmente rigido. 
Ludwig non è passato ad accendere il lampione non bisogna accedere luci, per non essere facile bersaglio per gli aerei nemici.
L'unica luce è quella intermittente della mia sigaretta. 
La fame, mi costringe ad essere qui anche stasera. 
Suonano gli allarmi la gente scappa nei rifugi, un incredibile numero di stormi aerei è su Dresda.
Succede un inferno
o forse peggio dell' inferno.
Un inferno durato 3 giorni, il 15 febbraio 1945
la città non si risvegliò, 
non si risvegliò perché non c'era più. 
Palazzi rasi al suolo, solo e soltanto macerie .
Anche il vecchio lampione era stato colpito era piegato in due, vicino erano caduti i calcinacci delle case crollate e tra le macerie quello che restava di una sigaretta spenta dopo essere stata appena accesa.

Appuntamento al vecchio lampione testo di Pedrino
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