Giorni senza sole

scritto da Gianny Mirra
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Autore del testo Gianny Mirra
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Giorni senza sole
- Nota dell'autore Gianny Mirra

Testo: Giorni senza sole
di Gianny Mirra

-Ciao, mi chiamo Aurora. Oggi è un giorno importante per me. E' il giorno del mio compleanno; 24 Marzo. Ogni anno, in questo giorno, divento sempre più vecchia, anche se ho solo diciannove anni.
La mia vita è confinata in casa. Vivo la mia esistenza in queste stanze. Ad ognuna di loro ho dato un nome. La mia camera si chiama ''Luna''. La sala si chiama ''Il giardino delle stelle.'' Alla cucina ho dato nome '' Grande mamma,'' perchè la mamma è quasi sempre lì dentro a cucinare delle cose buonissime. Il bagno si chiama ''Spiaggia d'agosto.'' La camera dei miei genitori l'ho chiamata '' ''La Culla'' perchè io sono nata lì dentro. La stanza di mio fratello Dennis, è ''La camera del vento'' perchè mio fratello è peggio di un ciclone.
Vi chiederete il perchè di questi nomi. Vi rispondo subito. Io vivo solo nella nostra casa. Non potrei fare altrimenti. Sono nata con una malattia che si chiama XP, ovvero, Xeroterma Pigmentosum. Una malattia che odia il sole ed ama la luna. Ironia della sorte, il mio nome invece è così luminoso...''la nascita del giorno.'' Se mi esponessi alla luce del sole, probabilmente morirei. Nel minore dei casi, la mia pelle si coprirebbe di numerose pustole tumorali e comunque rischierei di morire. Il nemico più feroce della mia vita è proprio il mio stesso corpo. Dentro di lui si possono scatenare meccanismi ed alterazioni cellulari che potrebbero far sviluppare i tumori. Gli angeli che tengono a bada questi meccanismi negativi, si chiamano checkpoints e si occupano di rilevare qualsiasi alterazione cellulare pericolosa. Purtroppo la scienza non può fare grandi miracoli ma, almeno in questo, si è data molto da fare per quanto riguarda la XP. Com'è strano a volte il destino! Una malattia così rara di cui non si è ancora trovata una possibile cura che ha beccato proprio me, che amo i giardini ed i colori dei fiori, dei boschi, della vita insomma! Ogni tanto mi concedo una piccola uscita nel giardino di casa, di notte, alla luce della luna. Quando sono costretta ad uscire di giorno, magari per delle visite mediche, devo indossare dei guanti scuri, delle speciali maschere con vetri oscurati ed ogni millimetro di pelle dev'essere coperto da spessi vestiti. Vorrei tanto poter correre spensierata per le strade della città, in pieno giorno! Oppure danzare su di un prato quando la primavera ha disteso i colori del suo vestito di fiori! Vorrei essere normale come tutte le altre ragazze ed incontrare l'amore. L'emozione del primo bacio. Lo sfarfallio nello stomaco, dell'innamoramento.
Il mio unico vero amico è il mio diario.
Caro amico, di te mi fido e so che mi vuoi bene, come io ne voglio a te.-
Scrisse la ragazza, alla luce di una piccola lampada da camera.
Spense il suo portatile e andò a letto. La notte è la musa dei poeti ma anche la compagna della solitudine. Di notte i sogni si scelgono le stelle più luminose, per sopravvivere.
Irina, la madre di Aurora si occupava giorno e notte della figlia. Claudio, suo padre, lavorava come guardiano notturno in una fabbrica, a meno di venti chilometri dalla loro abitazione.
Vanessa era una delle poche amiche che venivano a trovare Aurora, durante il giorno.
Molti credevano che lei fosse una specie di vampiro. Una ragazza che non può uscire di casa durante il giorno e vivere una vita come tutti gli altri. Era vista come qualcosa di tenebroso, addirittura demoniaco. L'ignoranza ha molti figli e tutti con lo stesso problema...la stupidità cronica.


Aurora trascorreva le sue giornate in casa, con porte e finestre ermeticamente chiuse e protette da tende spesse per non far passare neanche un raggio di luce. Le lampadine usate in casa dovevano essere prive di radiazioni dannose.
Molto spesso doveva essere ricoverata per interventi chirurgici atti a riparare zone del tessuto epiteliale, danneggiato dalla formazione di melanomi e tumori che, se non fermati in tempo, potevano causarle seri problemi di salute. Per fortuna, il suo viso non era stato sfigurato dalla malattia ed i suoi occhi erano perfettamente sani ma molto fragili se esposti alla luce, anche per pochissimi secondi.
I suoi amati libri riempivano interi scaffali sia nella sua camera che nell'ampia libreria della sala.
Il suo portatile era l'amico del cuore che l'ascoltava senza mai tradirla nè giudicarla.
-A volte mi sento come se fossi in prigione. Oppure come la gemella di Anna Frank ma almeno lei poteva guardare il sole ed il cielo azzurro dalla finestra della sua camera bunker dov'era nascosta con la sua famiglia, per sfuggire ai nazisti.- Scriveva sulle pagine del suo diario virtuale.
-Amo il mare. La scorsa estate sono riuscita a fare il bagno di notte, su una spiaggia della costa. L'acqua era fredda ma piacevole. Chissà com'è il mondo di giorno! Sicuramente sarà pieno di tutti quei colori che di notte sfuggono alla vista! Tutto un altro mondo insomma. Sono un' appassionata di oceani. Conosco i nomi e le forme di molte specie di animali acquatici. Adoro le alghe e le conchiglie. In casa ho alcune delle Murex Ternispina, delle Policines Lima, le Mitra Rugosa, delle bellissime Turbo Silvermouth madreperla, le delicatissime Tibia Fusinus, le Tridacna Gigas e le Lobatus Gigas ma le mie preferite sono le Haliotis paua shell... bellissime e screziate, dai colori cangianti e madreperlati.
Ho anche dei coralli naturali, splendidi e bianchi che mi fanno compagnia sui ripiani attaccati ai muri della mia camera. Mio fratello non è un buon compagno di giochi. Mi lascia spesso da sola e se ne va dai suoi amici. Io lo capisco. Lui non ha i miei problemi. E' un ragazzo sano e vive la sua vita come tutti gli altri. Io invece sono costretta a vivere in modo diverso e, per questa mia malattia, anche i miei genitori hanno dovuto adattarsi e vivere la vita in maniera diversa da come la vivono gli altri. Molto spesso mi sento in colpa. Forse, se non fossi nata, non avrebbero avuto tutti questi problemi ma mia madre dice che io sono la sua bambina e che mi amano tanto. Chissà come ci si sente ad essere innamorati! Io non avrò mai un ragazzo che sia innamorato di me. Sono sicura che i ragazzi lì fuori, non sanno neanche che io esista, o forse qualcuno lo sa e pensa di me che io sia una specie di mostro.-
Spesso Aurora era triste, soprattutto quando il suo corpo non riusciva a riparare i danni delle cellule alterate dal mal funzionamento e le procuravano pustole infette e molto dolorose.
- I giorni e le notti sono tutti uguali. Anche le stagioni sono uguali, se non fosse per il freddo pungente dell'inverno ed il caldo soffocante dell'estate. Oggi ho messo dei fiori freschi davanti alla statuetta della Signora alata che Vanessa mi ha portato dall'Egitto. Lei mi ascolta sempre...io lo so. Il suo nome è Iside ed è la Madre Cosmica di tutto l'universo. Io la prego sempre e lei a volte mi realizza dei piccoli desideri che scrivo su un fogliettino di carta e di cui la mamma brucia, alla fiamma di una candela, mentre le dona il profumo buonissimo dei grani d'incenso alla rosa. La mia Signora alata ama le rose ed io gliele faccio portare spesso da mio padre.-
Aurora aveva preparato un piccolo altarino su una mensola di legno scuro. Aveva posto la Statuetta di Iside, inginocchiata, con le braccia aperte, intorno a due ali di falco, aperte anch'esse. Sulla sommità della testa, la statuetta aveva il geroglifico del nome della Dea: un trono. Davanti alla statuetta c'era una ciotolina d'acqua fresca che riempiva ogni mattina. Una candela che non poteva accendere quando lei era presente in camera ed un piccolo vaso da fiori con dell'acqua e due rose dentro.

-Questa notte ho pregato tanto che la Signora alata facesse piovere. Amo ascoltare il rumore della pioggia che scroscia fuori di casa. Mi piace sentire il rumore delle gocce che cadono, picchiettando, sulle foglie degli alberi e delle piante. Oppure quando colpiscono i vetri delle finestre e lentamente scivolano giù attraverso il muro, in rivoli d'acqua, fino a toccare terra, unendosi con altra acqua.
A volte mi piace pensare che la vita sia una bellissima poesia, scritta dalle mani del vento, del fuoco, della pioggia, della notte e del giorno ma io conosco solo pochi versi mentre moltissimi altri mi sono negati. Che peccato! Se non fossi nata con questa malattia, probabilmente avrei frequentato una scuola pubblica e conosciuto tanta gente simpatica e divertente ma anche tante persone stupide e cattive. Sarei diventata una speleologa subacquea o un'archeologa. Mi sarebbe piaciuto viaggiare per conoscere tanti luoghi nuovi e pieni di vita. Caro diario, a te confido tutto questo, perchè so che tu non rideresti mai di me e di quello che ti dico. Da oggi ti darò un nome. Voglio chiamarti Phosphorus che vuol dire ''Portatore di luce.'' La luce delle tue pagine bianche è l'unica luce amica, nella mia vita.-

C'erano dei giorni in cui Aurora, preferiva non scrivere niente sul suo amico diario. Erano quei giorni in cui strani pensieri si diramavano nella sua mente come rovi neri che le strappavano l'anima.
- Dolce Iside,- Pregò- Ci sono giorni in cui vorrei morire. Sono quei giorni in cui la mia mente è estremamente consapevole di ciò che sono costretta a vivere ed allora...vorrei non essere mai esistita. E' facile dire che tutto passa e tutto cambia quando si sta bene e non si hanno seri problemi di salute. E' facile parlare agli altri quando non si vivono i loro problemi. Semmai un giorno decidessi di andar via da questo mondo, tu sarai la prima a saperlo e voglio che tu sia la prima che mi venga a prendere quando la mia anima si staccherà dal mio corpo. Quando uscirà dalla porta del cuore da dove è entrata e svanirà, volando via da qualche parte.
Ti ricordi quando ero piccola? Ti portavo sempre un dolcetto, prima di andare a dormire e tu mi facevi fare dei sogni bellissimi.
Un giorno ti chiederò di farmi fare il sogno più bello che io abbia mai potuto sognare ed in quello mi verrai a prendere, tra le tue splendide braccia. Scivolerò via come una lacrima di dolore, che staccandosi dagli occhi, evapora in un sorriso di libertà e di pace. Tu me lo concederai. Io lo so. Voleremo via con le tue meravigliose ali ed io...non avrò più paura della luce ma in essa ritornerò, insieme a te.-
Sistemò le rose fresche che aveva messo quella mattina nel vasetto di porcellana color violetto.
Quando si è soli, il tempo sembra non passare mai. Le ore sono come lunghissime eternità, dove la solitudine dondola, avanti ed indietro, su un'altalena di malinconia.

Il campanello della porta d'ingresso suonò due volte.
Irina andò a vedere chi era che suonava.
-Buona sera, Irina. Sono venuta a trovare Aurora. Le ho portato un regalo. Credo che lei ne sarà molto contenta perchè è quello che cercava da tempo, in internet. L'ho trovato in un mercatino, in centro- Disse Vanessa, mentre entrava in casa.
Lei ed Aurora erano amiche fin dall'infanzia. Sua madre ed Irina lo erano a loro volta da quando erano ragazze prima ancora che le due donne si sposassero.
Irina- Cara Vanessa, sei molto gentile. Oggi Aurora è particolarmente triste. L'ho sentita mentre pregava la sua Signora alata ed a quelle parole mi si è stretto il cuore.- Disse con gli occhi umidi di pianto.
Vanessa bussò alla porta della camera dell'amica.
-Chi è?- Si sentì dall'interno.
Vanessa- Aurora, sono io, Vanessa. Ho un regalo per te. Posso entrare?- Le chiese.
Aurora si precipitò ad aprirle la porta.
-Oh Vanessa, come sono felice di vederti. Oggi è una di quelle giornate no. Non sarò molto di compagnia. Scusami. Quando sono così se ne vanno tutte le parole di bocca.- Le disse malinconica.
Vanessa- Ma ora ci sono io no? Vedrai, come sempre staremo bene insieme. Ho un regalo per te. In realtà sono due. Uno più piccolino e l'altro un pò più grande. Vanessa posò sul letto di Aurora, il sacchetto di carta giallo con dentro i due regali.
Aurora- Che bello! Un sacchetto giallo. Mi piace tanto il giallo. Mi dà luce ed allegria.- Disse quasi toccandolo con venerazione.
Vanessa- Allora aprilo e scopri cosa c'è dentro.-
Aurora aprì il sacchetto. Tirò fuori il primo regalo, quello più piccolo nella confezione arancione.
Aurora- Questo è un profumo. Io ho fiuto, lo sai.-Disse portandoselo al petto.
Scartò la confezione e tirò fuori una boccetta di profumo trasparente a forma di fiore. Loto del cuore, c'era scritto.
Aurora- Un profumo al fior di loto che bello! Ne metterò qualche goccia sulle ali della mia Signora alata.-
Prese l'altro regalo, più voluminoso.
-Ma, cos'è?- Chiese guardando la strana forma ancora incartata in una confezione verde chiaro, con un nastro dorato.
Vanessa- Aprilo e vedrai. Sono sicura che impazzirai quando lo vedrai.-
Aurora scartò il secondo regalo. Quando ne vide il contenuto per poco non si mise a saltare sul letto, dalla gioia.
Aurora- E' un sistro! E' bellissimo. Io adoro il sistro. E' uno strumento bellissimo con quel suono malinconico e mistico. Grazie cara, è meraviglioso, grazie.- Disse abbracciandola e baciandola sulle guance con gratitudine.
Prese il sistro dall'impugnatura e cominciò a scuoterlo. Il suono dello strumento era dolce e lamentoso.
Aurora- Senti com'è bello il suono che emette!- Disse estasiata.
Vanessa- E' bello come la tua anima. Così dolce e pura. Ti voglio bene cara amica. Auguri, oggi è il tuo compleanno. Te ne sei dimenticata.-
Aurora la guardò con dolcezza. Dai suoi occhi scesero delle lacrime di emozione
-No, rispose. Ma ho sperato di potermene dimenticare!- Le disse asciugandosi le lascrime.
-Scusami.- Disse Aurora, abbozzando un sorriso.
Giorni senza sole testo di Gianny Mirra
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