Un macchinista

scritto da Raskolnikov
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Testo: Un macchinista
di Raskolnikov

Un macchinista

Durante i primi anni di Liceo che cominciai a studiare le funzioni matematiche, istintivamente mi venne d'associare matematica, filosofia e poesia. Noi siamo funzioni di qualcosa, non possiamo esserci senza quel qualcosa col quale siamo collegati ab origine.

In noi ci sta una capacità straordinaria di elaborare concetti col pensiero e il linguaggio, concetti che già esistono chissà dove (soltanto dentro di noi oppure anche in un qualcosa col quale siamo collegati?).

Questo nostro cervello che impara, elabora, a volte si scollega, e poi è capace di formulare teorie, razionalizzare, incrudelirsi o emozionarsi. Come un canguro riesce a saltare dalla logica alla matematica, dalla poesia alla filosofia, dall'amore all'odio, dall'avidità alla filantropia, dal cannibalismo al veganismo, dall'accanimento alla rassegnazione all'accettazione.

C'è qualcosa di meraviglioso in tutto questo, abnorme e meraviglioso. C'è crudeltà, insolutezza e vertiginoso fluire. Una nostra scelta o una non scelta non può non influenzare qualcos'altro. E' un treno che parte e sferraglia, attraversa luoghi distanti, tundre da togliere il fiato, megalopoli futuristiche. Un treno che, sbigottito, accetta di buon grado la conduzione del macchinista, l'uomo senza volto, colui ch'è anche donna ed è geloso del treno che conduce verso una destinazione da definire. 

Un macchinista testo di Raskolnikov
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