Ogni tanto
qualcuno apre la porta
senza sapere perché
e si ferma.
Non chiede spiegazioni.
Io non so accoglierlo bene,
posso solo dire siediti,
non c’è molto
ma è vero.
Il bancone trattiene
i gomiti di chi non sa dove appoggiarsi.
Sul piccolo tavolo
una nicchia è colma di parole da bere:
un sorso di respira piano,
una goccia di non devi capire subito,
un bicchiere di va bene così,
un cucchiaino di qui non c’è fretta,
una tazza di puoi stare in silenzio,
sei presente abbastanza.
E se domani
questo bar avrà un nome
lo scriverò piano
sul muro.
Se no
lascerò la luce accesa
come si fa
per chi torna tardi.