Potere

scritto da Andy_Phin
Scritto Ieri • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Brano estratto dal romanzo che sto scrivendo
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Testo: Potere
di Andy_Phin

Diamine se mi manca volare! Mi manca anche la caccia, si pure quella. Sono forse le due cose che ho praticato di più nella mia vita. Credo sia normale se a volte adesso mi sento un inutile vecchio. È stato poco più di due anni fa che ho preso la decisione di smettere di volare. Non c’è stato un motivo preciso: niente incidenti o cose del genere. Tutto liscio come l’olio fino all’ultimo atterraggio. È stato qualcosa che ho sentito dentro, come una spia di allarme accesa nel mio quadro comandi interiore “Spegnere i motori, vecchiaia in avvicinamento”.

Quando l’ho detto a mia moglie Jeanne beh, c’è stata quell’espressione che è passata sul suo viso, non me la scorderò mai. Era un misto di sollievo, apprensione, compassione e forse anche delusione, sì. Forse una parte di lei si augurava finissi tra qualche anno schiantato sul crinale di una montagna. Per un discorso di orgoglio, capite? Un tempo l’orgoglio era una cosa molto importante per il nostro popolo, molto più della morte. Anche se orgoglio non è il termine più appropriato, quello riguarda di più la vanagloria, l’esaltazione di chi si sente importante. Integrità è la parola che più si avvicina a quel concetto invece. Che è molto più vicina all’umiltà direi. È un farsi da parte per permettere che si compia un progetto superiore, qualsiasi esso sia. Ecco, credo che una parte di lei sarebbe stata fiera di sapere che avevo quell’integrità. Ma io non ce l’avevo, oppure non era quello il mio progetto, ancora non lo so con sicurezza.

Comunque per lo più approvò la mia scelta, anche se non si aspettava di vedermi più di tanto in giro per casa, intendiamoci. La fase del pigiama di flanella e delle pantofole a tempo pieno può attendere ancora un po' per quanto mi riguarda.

Certo di voli da passeggero ne faccio ancora. Ne ho fatti parecchi specialmente con Spencer. Mi piaceva il suo modo di volare. Era prudente, senza essere timoroso, e al tempo stesso sicuro ma senza spavalderia. Poi parlava poco, e questa lasciatemelo dire, è una grande virtù per un uomo. Un uomo che parla poco lascia più spazio per l’ascolto, per l'osservazione. Non sempre chi parla poco è un uomo saggio ma è sempre vero il contrario. Un uomo saggio è sempre uno di poche parole.

Mi piaceva tornarmene lassù ogni tanto, a osservare il panorama dei monti Brooks, il delta dello Yukon o la maestosità del Mckinley. Da lassù tutto sembra una viva fotografia. Non riesco proprio a farne a meno di quello spettacolo e Spencer era un’ottima compagnia per goderne.

Non mi piace fare sviolinate, non vorrei che sembrasse questo. Ci sono casi in cui si dice “era una bravissima persona” anche dei peggiori soggetti. Non era il caso di Spencer, sia chiaro. Non riuscirei a farvi capire il suo valore, nemmeno se restassi qui a parlarne per un mese intero. E del resto non avrebbe senso farlo.

In fondo non l’ho mai capito nemmeno io quale sia il metro per decretare il valore di un uomo. Lo so riconoscere il valore, intendiamoci, in maniera chiara e lampante, mi ci vuole poco. Ma non vi saprei dire da cosa viene. 

Mio nonno usava l’espressione “uomo di potere”. Ma quel potere non ha nulla a che fare con quello che intendiamo noi oggi. Nulla che c’entri col denaro, con la fama, l’essere temuti o idolatrati. 

C’era questo anziano per esempio, che viveva proprio vicino alle sponde dell’Uncle Sam creek a Minto. Sapevo che era uno sciamano. Quando ero ragazzino mio nonno mi portava ogni tanto da lui, nella sua baracca vicino al lago. Lui lo chiamava Tsoh Nega, che nella nostra lingua antica significa “colui che ascolta la terra”. Loro due passavano il tempo a fumare, e parlavano solo nella lingua degli anziani. Ogni tanto questo vecchio prendeva la sua canoa, e se andava in una delle isole in mezzo al lago. Era capace di starsene per settimane lì da solo, senza scorte di cibo o coperte. Niente di niente. Quando tornava era magro da fare impressione. Ricordo ancora la pelle che gli penzolava dalle braccia mentre pagaiava sulla sua canoa. 

Era un uomo molto semplice. Viveva in quella baracca di lamiera, dove non c’era niente più dello stretto necessario per sopravvivere: una stufa ricavata da quello che un tempo era stato un fusto dell’olio, sul quale nella parte bassa ancora si intuiva una punta della stella rossa della Texaco, un letto fatto per lo più da pelli di caribù appoggiate su traversi di betulla e strati di muschio secco per tenerle sollevate, un pentolino con una ciotola e stoviglie di latta. Parlava poco, quasi mai con me, e usava solo la lingua antica. Eppure ricordo che avevo una gran soggezione nei suoi confronti, non solo perché all'epoca ero un bambino. Ricordo proprio la forza che si spandeva da quel vecchio corpo. Anche mio nonno gli parlava  con grande rispetto. Quando tornavamo dalla caccia, era uno dei primi al quale andavamo a portare un’offerta. 

Una mattina ci fermammo da lui, proprio prima di andare a caccia. Faceva ancora buio, e Tsoh Nega era seduto davanti alla sua baracca di fronte al fuoco acceso. Non si scompose, come se ci stesse aspettando. Ci fece segno di sederci  vicino al fuoco e di attendere. Non so per quanto tempo restammo lì seduti senza parlare e senza fare niente. Ricordo che cominciavo a fremere, che diamine, io ero uscito per andarmene a caccia, non per restare tutta la mattina a guardare un fuoco! Avrei voluto chiedere a mio nonno cosa aspettavamo, ma sapevo che sarebbe stato irrispettoso verso il vecchio sciamano. Così continuai a starmene lì, con le gambe incrociate che mi si addormentavano e una gran voglia di alzarmi e piantare in asso quei due. Poi a un certo punto, senza che io mi accorgessi di niente, mio nonno e Tsoh Nega si guardarono, lo sciamano annuì lentamente, e mio nonno mi fece “Alzati, andiamo”. Trasse una scatola di tabacco dalla tasca dei pantaloni, una presa la versò nel fuoco, recitando un ringraziamento, poi lasciò la scatola a Tsoh Nega, ringraziando anche lui.

Quando ci fummo allontanati dalla baracca chiesi a mio nonno cosa stavamo aspettando seduti lì e lui mi rispose “gli spiriti non erano ancora favorevoli. Nessun animale si sarebbe fatto trovare così”

“E come lo avete capito quando sono diventati favorevoli?” chiesi io

“È cambiata la direzione del vento” mi rispose lui “Adesso possiamo avvicinarci senza essere sentiti. Il mondo degli spiriti ci parla in continuazione, ma spesso noi non li sappiamo ascoltare. Siamo distratti, oppure siamo troppo persi dietro alle nostre intenzioni”, poi continuò “il potere di uomini come Tsoh Nega è proprio questo: saper ascoltare il mondo degli spiriti, e fare da tramite anche per noi” poi terminò con “sapere ascoltare è potere, ricordatelo sempre”.

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