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I
Al risuonar del Vespro mi dismetto
tra ceneri d'incerte coazioni
lascito lasco che l'incapacità
d'esser malvagio
(mentre m'affretto con braccia conserte
ad aguzzar forastiche viltà)
ebbra mi cinghia - ora all'Offertorio -
e m'intrèpido al fondersi di cera
(che novità
diresti). Dissipa un oracolare
incinerito archè del tempo perso
l'iterativo
di chi divora il Corpo di Gesù
e il Padre Nostro a salmodiar con senso
umilmente s'acconcia il controverso
sé nel rosario.
Dieci piccoli grani a Te, o Madre,
va recitando la mite vecchina
(sulla testa il velo pel figlio morto)
che per me prega
senza che io lo sappia (chissà il Risorto)
ma è un non-sapere a definirmi.
Dov'è che sei, fede? a Compostela?
Parigi Saint-Denis? Santa Marìa
quella del Fiore?
La fede è dove accesi una candela
al funereo ritrovo dell'amico
tra le perplessità del vecchio parroco
nello stoppino ormai in esaurimento.
Fede è fine
senza lamento.