Quel giorno al negozio vennero dei clienti molto simpatici e gentili. Videro alcuni tappeti che gli interessavano ed eravamo arrivati, come spesso accadeva, a quella che noi chiamavamo "Selezione finale". Il momento in pratica in cui il cliente decide cosa farà di te. Se compra sei stato bravo se no è evidente a tutti che non c'hai saputo fare. Per sdrammatizzare e nello stesso tempo far dimenticare per un momento al possibile acquirente che è lì per spendere dei soldi, che il più delle volte sono più di quelli che intende tirar fuori, si comincia a chiacchierare. "Di dove siete?", faccio io. "Di Carpi". Ecco che come sempre arriva Eddy. Vuole risultare simpatico, vuole anche lui mettere i tipi a loro agio, e soprattutto vuole "incassae". Badate "incassae" e non "incassare". Si da il caso che il buon Eddy ha la erre moscia, anzi, peggio, non ha la erre. Non ce l'ha, non la pronuncia proprio. Ecco perchè quando il ciccione in questione risponde al telefono dice "Ponto, chi palla?". Fa sorridere, fa tenerezza ma analizziamo bene la frase. La parola "ponto" per quanto fa sorridere sulle prime è chiaro che è il risultato di un difetto di pronuncia e che in realtà sta dicendo semplicemente "Pronto".
"Chi palla?", ecco , qui la faccenda si complica e merita attenta riflessione. Potrebbe sembrare che stia dicendo "Che palla!", una frase che in genere rivela noia o fastidio. Tuttavia lui non usa il punto esclamativo ma il punto di domanda. Sta forse chiedendo al suo ignaro interlocutore "Che palla sei?". Certo è una domanda molto strana, ma è una possibilità. La logica ci impone di non scartare niente. Come rispondereste ad una domanda del genere? "Che palla sei?". Ammetto che può essere irritante sentirsi apostrofare in questo modo così maleducato, e da uno sconosciuto, per giunta. Comunque volendo mostrarci particolarmente accondiscendenti e facendo ricorso a tutta la nostra pazienza e umiltà, proprio come si fa con un bambino che fa domande strane, potremmo specificare che tipo di palla siamo. C'è una grande varietà: palle piccole, grandi, palloni gonfiati ecc. La domanda comunque se ci fate caso è più sottile, e rivela una mente fina, profonda e un'intelligenza raffinata. Lui infatti non chiede "Che palla...?" ma "CHI palla..." . Il termine "chi" rende l'oggetto palla qualcosa di vivo e con una sua personalità. In sintesi lui vi sta dicendo che voi , i vostri sentimenti, emozioni, pensieri, opinioni, il vostro carattere , la vostra personalità, l'esperienza di vita , le vostre mete, tutto voi stessi, il vostro "IO" interiore siete una PALLA. Una palla grandiosa, totale, completa, senza limiti nè inibizioni. Se voleste un giorno offendere qualcuno in modo profondo e ferirlo fino nel suo intimo chiedetegli semplicemente "Chi palla sei?". Io non ci ho mai provato, me ne guarderei bene. Si da il caso che la maggior parte delle persone , per fortuna o per pigrizia, non si soffermano abbastanza a valutare il significato di quella domanada. Così in genere la conversazione avviene in questo modo: "Ponto, chi palla?" "Ma veramente io non voglio palle. Cerco un arazzo ne avete?" "Ah, lei vuole un aazzo?" "Ma come si permette con chi crede di parlare?" Fermiamoci qui. Non ne sono sicuro ma una conversazione del genere si deve essere sicuramente verificata e se no , si verificherà senz'altro; prima o poi. Torniamo al cliente di Carpi. Eddy interviene dicendo "Cappi? E' bellissima ci sono stato quest' estate." I nostri ospiti palesemente soddisfatti per il fatto che qualcuno manifesti apprezzamento per il loro paese al punto di passarci l'estate, fanno il fatale errore di chiedere dove aveva alloggiato."Aaaah!" Esclamò Eddy socchiudendo gli occhi come di solito fanno i grossi gatti romani quando soddisfatti e deliziati si sdraiano al sole. "Bellissimo, meaviglioso!" Un sorriso appare sul volto dei clienti vedendo tanta soddisfazione. "Stavo in un albeggo meaviglioso , fichissimo, popio davanti ai Faaioni; si vedevano benissimo" Avete capito benissimo disse Faaioni (tradotto Faraioni). Il sorriso sul volto degli sventurati di colpo svanì lasciando il posto ad una espressione che era un misto fra l'enigmatico e il curioso."Faraioni?" "Si popio i faaioni" "Ma allora lei non era a Carpi" "No, no! Era popio Cappi" " Ma... mi pare strano. Non è che per caso era a Palestrina?"."Palestina? Non la conosco!" A questo punto comprenderete che la situazione si era complicata non poco, così per risolvere ed uscirne fuori decisi che era il momento di intervenire con vigore e urlai ad Eddy " Eddy non sono di Capri, ma di Carpi" E lui:" Aaah! Di Cappi! Io avevo capito Cappi e non Cappi."
Rimasi in silenzio, avrei potuto anche ridere non nego che a pensarci bene vi era una certa comicità involontaria in tutto questo. Mi venne però addosso solo una grande tristezza e dissi fra me e me quello che a volte tutti i sottoposti prima o poi pensano dei loro amati datori di lavoro, anzi in questo caso datoi di lavoo. Pensai "Io lavoro, o meglio , lavoo pe quest'uomo!"
Eddy testo di abolo