Il castello di Omar si trovava su di una collina, dalle sue torri si potevano ammirare distese incantate di valli interminabili ed incredibilmente verdi, tutto questo sotto un incredibile cielo azzurro, limpido per 300 giorno l'anno. E quando l'inverno finiva, quando le intemperie del tempo lasciavano spazio alla primavera ed al sole. Quando i fiori cominciavano a sbocciare ed gli alberi a fiorire, il profumo intenso della natura arrivava fino al castello di Omar.
All'interno del castello, dentro l'immenso cortile, la cavalleria reale, comandata da Ser Carlo, era pronta a partire, molte delle mogli e dei figli dei cavalieri erano sporte dalle loro stanze a salutare i mariti che partivano. Il ponte levatoio si abbassò e Ser Carlo, seguito fedelmente dai suoi uomini varcò il cancello. I cavalli cominciarono la loro discesa a valle al galoppo, il rumore prodotto dai loro zoccoli sul terreno era dolce agli orecchie di Carlo.
Dopo due ore di galoppo costante arrivarono al villaggio dove 5000 uomini di fanteria li attendevano, si unirono alla cavalleria e la marcia continuò incessante per ore.
I soldati di fanteria seguivano marciando, sotto il peso dei loro scudi, delle loro spade, delle loro lance.
Dovevano superare la città di Vesera, la città più prossima all'attacco del nemico che aveva già conquistato e saccheggiato tre città del regno di Omar, i nemici erano particolarmente feroci e ben attrezzati, ma i soldati non avevano paura perché erano comandati da Ser Carlo, che di battaglie e guerre ne aveva vinte tante.
" Mi hanno detto gli uomini dell'esercito avversario sono alti due metri." disse Bruno a Fabio suo amico di maturata esperienza. Fabio aveva alle spalle già 5 battaglie mentre per Bruno era l'esordio in guerra, era la sua prima volta, ma si sentiva sicuro e rilassato, l'incoscienza di un giovane inesperto.
"Tutti i nemici sembrano più alti in guerra! Non so' perché?"
"Davvero?" chiese curioso Bruno.
"Si, dev'essere la paura che te li fa apparire così. Alti, muscolosi e forti."
" E come si fa a fermare degli uomini così?"
" Devi combattere con massimo ardore, devi dare due volte te stesso."
" Pensi che sarà dura?"
" Lo scoprirai da solo. Ma ricorda non pensare, agisci d'istinto. Se pensi sei morto." quelle ultime parole fecero riflettere Bruno...
Se pensi sei morto...
morto...
In effetti non ci aveva mai pensato non fino ad allora. La morte non era certo un concetto che si poteva accostare ad un giovane di 18 anni come lui, però ora che ci pensava tanti suoi amici che erano partiti con Fabio per diverse spedizioni di guerra non erano più tornati...
Ecco perché mia madre piangeva così tanto, forse lei aveva ben considerato il concetto di morte e lo aveva accostato a me... o mio Dio... ma no dai cosa vuoi che mi succeda.
Mentre era preso da tutti i suoi pensieri finalmente si fermarono. Davanti a loro la città di Vesera, doveva essere immensa, tanto che Bruno non riusciva a capire dove finissero le mura. Due soldati a cavallo partirono veloci verso la città, poi, lentamente l'esercito si mosse nuovamente.
"Speriamo che accettino!" disse Fabio.
" Accettare cosa?" gli chiese Bruno.
"Di rinunciare all'attacco di Vesera. Vedi gli uomini a cavallo che sono partiti?"
"Si, li ho visti."
" Andranno dal nemico e gli chiederanno di rinunciare ad attaccare Vesera."
"Credi che lo faranno?"
"Non lo so'. Ma lo spero."
"Perché non vuoi combattere?"
" Bruno, la guerra non è un gioco. Domani sera molti di noi, sia che vinciamo o che perdiamo, saranno cibo per vermi."
Bruno lo guardò, ma non capiva esattamente cosa volesse dire l'amico, o quantomeno non gli era chiaro il concetto.
Cibo per vermi?! Credo proprio che Fabio abbia paura... ma cosa ci può capitare? Siamo armati, ben addestrati e comandati da Ser Carlo... vinceremo.
Oltrepassate le mura di Vesera si fermarono e montarono il campo. Bruno e Fabio si unirono ad un gruppo di fanti, e montarono tre tende, prima che calasse la notte tutto il campo era montato ed il rancio servito.
Bruno si trovò a scaldarsi vicino ad un falò, insieme ad altri soldati, alcuni giovani ed altri anziani. Si scaldavano e bevevano vino, c'era un soldato, pancione, di almeno 50 anni, con dei grossi baffi ed una vistosa cicatrice sulla guancia destra che partiva dell'angolo della bocca e finiva vicino all'orecchio. Bruno lo fissava curioso senza rendersene conto, gli pareva un grosso orco.
"Che hai da guardare lattante?" gli chiese con la voce impastata dall'alcool. Tutti si girarono verso di lui.
" Io..."
" Si te! Cosa c'è? Forse sei un finocchio e mi vuoi scopare?" disse con la sua voce roca, Bruno rimase impietrito, e tutti li intorno si misero a ridere... tutti meno lui e Fabio ovviamente.
" Avete sentito?" irruppe ansimando un altro soldato anziano, che si avvicinava correndo.
" No." rispose l'orco. Bruno fu felice dell'arrivo dell'intruso.
" I nostri messaggeri..." disse sempre affannato.
" Si smonta e si torna a casa?" domandò l'orco ridendo, e fece un altro sorso di vino.
" No, sono tornati solo i cavalli con le teste decapitate dei messaggeri!" lo stupore fu generale e l'orco si infuriò cominciando a imprecare contro quel nemico senza onore che aveva ucciso due messaggeri.
" Domani ne voglio spedire all'inferno 100, 200, 1000 di quei maledetti senza onore!" sbraitava l'orco.
Tutta quella situazione sembrò surreale a Bruno.
E come fa quello, con quella pancia a combattere agilmente? Si domandò Bruno.
Fabio accompagnò Bruno nella tenda.
" E meglio riposare adesso. Domani sarà dura."
Domani sarà dura? Sarà dura? Dura? Sarà?
Si addormentò e la notte passò veloce attorno a lui. Non appena le luci dell'alba invasero il cielo, strilla e urla lo destarono. Si preparò veloce, come tutti i suoi compagni d'armi e si ritrovò a marciare verso l'ignoto, Fabio sempre al suo fianco.
" Paura?" la voce dell'orco... marciava di fianco a lui, e solo grazie alla luce del giorno Bruno notò i denti marci e gialli dell'orco, che la notte non gli aveva fatto notare solo poche ore prima. Bruno non gli rispose era troppo concentrato, era concentrato sulla marcia, ed i suoi nervi erano tesi, forse un riflesso incondizionato.
Si fermarono e Ser Carlo, che appariva un gigante agli occhi di Bruno cominciò a dare ordini, la cavalleria si allontanò, nella boscaglia, gli arcieri restarono dietro di loro, i lancieri davanti. Solo allora Bruno scorse all'orizzonte le fila nemiche.
Le gambe furono scosse da un leggero tremolio...
L'orco gli sorrise.
" Ora comincia la festa!" nel suo sguardo Bruno colse il furore.
" Tranquillo e concentrato." disse Fabio, " Sei uno dei più forti in addestramento, se c'è uno che ce la può fare quello sei te." continuò. Bruno assentì.
Bruno non sentì l'ordine ma vide i lancieri partire veloci verso il nemico, il loro grido di battaglia fece rabbrividire Bruno. Poi un nuovo ordine e Bruno si ritrovò a correre a fianco dei suoi compagni d'armi, rimase impressionato dalla velocità dell'orco che correva e gridava come un forsennato.
" Frecce." sentì urlare da qualcuno. Fu rapido ad alzare lo scudo sopra la sua testa.
Stin, stin, stin, stin... una miriade di frecce sbattette sul suo scudo, una si conficcò e Bruno vide la punta della freccia , gli si fermò a pochi millimetri dalla punta del naso.
O mamma mia... aiutami...
Un soldato cadde urlante davanti a lui, Bruno lo saltò, poi ne cadde un altro anche quello riuscì a saltarlo.
Mano a mano che avanzavano verso l'ignoto i corpi a terra aumentavano, Bruno riconobbe un ragazzo che la sera prima stava bevendo vino di fronte a lui davanti al falò, urlava di dolore, aveva due frecce in corpo, e mentre lo guardava fu colpito da una terza. Si zittì.
Un rumore metallico si sollevò violento, un'intera fila cadde, tramortita dalle lance nemiche e in men che non si dica si trovò a duellare con un nemico, sembravano davvero giganti agli occhi di Bruno. Schivò un colpo diretto e trafisse il nemico con un colpo mortale sul fianco, il suo sangue gli schizzò addosso, quel ragazzo sgranò gli occhi incredulo, Bruno lo guardò morire e rimase impietrito, solo l'intervento dell'orco impedì ad un altro soldato di uccidere Bruno, che sobbalzò sotto le urla dell'orco...
" Non sei ad una merda di festa... combatti..."
Il sole era alto nel cielo, neanche l'ombra di una nuvola, Bruno affrontava un nemico dietro l'altro come un leone...
Non pensare, combatti... se pensi sei morto...
La fronte madida di sudore, schivava un nemico e ne ammazzava un altro... e così via, poi vide Fabio, stava là, vicino ad un albero, in ginocchio, il suo busto sorretto dal manico della lancia che lo aveva trafitto.
Sia che vinciamo, sia che perdiamo, domani molti di noi saranno solo cibo per vermi...
Ora il concetto era chiaro a Bruno, ma il corpo senza vita del suo amico gli fece montare la rabbia, cominciò ad urlare come un animale e si buttò a testa china sui nemici, parò il colpo di uno di loro con lo scudo, ed infilò lo stomaco dell'altro con la spada... ancora schizzi di sangue del suo nemico sopra di lui. Estrasse la spada si roteò su se stesso e fece partire di netto la testa di un altro... era esausto stanco, ormai pronto a farsi ammazzare, ma a pochi metri da lui l'orco combatteva come un leone, nonostante avesse due frecce in corpo, e poco più in là c'era Ser Carlo, elegante nei movimenti... un signore della guerra...
Trovò nuova linfa e combattette fino a quando i nemici cominciarono a correre, a scappare lontano. Bruno cadde sulle ginocchia, esausto... l'orco appoggiato ad un albero che gridava...
" Tornate indietro che non ho finito..."
Dove troverà tanta forza...
Bruno guardò Ser Carlo sulla sua cavalcatura, poi scese e cominciò a camminare tra i cadaveri, sul terreno viscido di sangue...
Bruno cominciò a piangere... si guardò la mani, erano sporche di sangue, la sua faccia era sporca di sangue...
Ma cosa ho fatto mamma... cosa ho fatto...
La guerra non è un fottuto gioco... è vera, reale... non un fottuto gioco.
Agli occhi di Bruno ora il mondo appariva con tutta la sua ferocia, un mondo senza umanità.
A centinaia di chilometri di distanza il re Omar passeggiava allegro tra i giardini del suo castello, grazie all'arrivo della primavera.
Verso la guerra testo di Giuseppe D.