Sangue di un Dio malato....

scritto da Giullare della morte
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Testo: Sangue di un Dio malato....
di Giullare della morte

A una manciata di porte, finestre da dove abito , alloggia un tipo che ha il cervello bruciato e quando apre bocca escono fuori solo parole incenerite .
Loda la vita con una corale di bestemmie.

"Gran brutta persona ":
Così dice del tizio la “gente perbene”, quella che del sole fa un personale faretto per illuminare gesta da santi e santine, fodera le labbra con il migliore dei sorrisi, ma al buio trasforma ogni virtù in vizio, rigettando il sorriso nella tasca della bocca spegnendo il sole con un click.
Il tizio è innocuo fin dalla nascita, ma viene fatto passare per uno pericoloso, da evitare.
Qualche manciata di neuroni deve essersi messa di traverso, uncinando le sinapsi e sconquassandole fino a farle rivoltare; così il meccanismo gli traballa .
La giostra cerebrale gli gira all’incontrario e all’impazzata e
lui non riesce a scendere e compiendo gesti che non rientrano nel girotondo della massa.
Abita a un pianterreno con le finestre che danno sulla strada. Finestre che non hanno occhi per osservare fuori, perché museruole di ferro le tengono a bada. Ingabbiato e oscurato. Una cecità voluta anche dalle imposte, sempre sbattute giù , come se ogni giorno morisse un secondo dopo essere nato. Il buio fa mattanza della luce.
In quelle stanze umide l'unica fonte di vita è relegata agli scarafaggi.
Ha genitori che lo vegliano da sotto terra e fratelli che risiedono in chissà quale altro paese, a sbattersi letteralmente i coglioni di quell’ammasso di ossa e sangue lasciato all’abbandono. Gente che ha lo stesso cognome, ma sangue diverso: "sangue di un Dio malato". Ha occhi come culi di bottiglia, vitrei e freddi; un naso adunco da cui gocciola sempre del moccio e una chioma su cui pare che il vento abbia fatto il nido, tanto è arruffata.
Esce pochissime volte, non ama farsi vedere. Quando lo fa, mette addosso i primi quattro stracci che trova. Classiche le sue uscite con una scarpa di un colore differente dall’altra: i matti fanno moda solo se sono famosi, ricchi e abitano in "Via della Televisione".
Tempo fa una vicina mi ha confidato che era uscito con indosso solo le lerce e consunte mutande, dirigendosi verso il bar. La signora mi sussurrò che, a un primo sguardo, aveva pensato fossero di colore vinaccia; scrutandole attentamente aveva notato una mistura di grigio e bianco sul tessuto, capendo che il colore originale era il bianco.
Ha una grave malformazione alla gamba destra. Quella buona si muove come si deve; quella scassata arranca a rilento, cigolando, come se a ogni passo dovesse montare in groppa a un triciclo troppo grande. Prende un misero sussidio. Gli piace ubriacarsi: arrivare a fine mese è più facile se si è zuppi di brodo di patata.
Quelle poche volte che lo vedo sorridere è quando piscia sulle mura dei palazzoni. Anzi, a volte i sorrisi diventano lunghe e vorticose risate. Una ridente e larga ferita gli squarcia il viso moribondo, gli occhi si accendono come due lampadine e per un attimo fanno luce nel suo infinito buio. Forse in quegli sbrodolamenti orinanti, che gli danno sollievo, trova l’unico senso alla sua vita.

E lo fa alla luce del sole, così che tutti possano vederlo e le striscianti ombre nell'osservarlo possano ridiventare "Gente per bene".
Sangue di un Dio malato.... testo di Giullare della morte
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