Il disordine catalogato

scritto da Puntidivista
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Testo: Il disordine catalogato
di Puntidivista

Sabato mattina primaverile.
Giorno di mercato. La piazza è piena, come se la città avesse deciso di occupare tutto lo spazio disponibile. Gente in strada, piccoli campanelli di voci che si rincorrono. Il tepore e il cielo terso rendono piacevole la passeggiata in centro. Annoto quello che vedo e sento.

Non passa inosservato il “molleggiato”. Impossibile non vederlo. Ha le cuffie alle orecchie, collegate al telefonino che tiene saldo con la destra. È felice. Canta ad alta voce — o meglio farfuglia — e non è facile intuire ciò che ascolta. Immagino qualche brano di Adriano Celentano: si ferma e si muove come lui, per brevi intermezzi, imitandone anche l’espressione del viso.
Poi riprende il cammino. Dopo poco si ferma di nuovo. Altro intermezzo danzante. Riparte. Non è intonato, ma non sembra preoccuparsene.
Lo osservo mentre mi incammino verso la biblioteca.

Ho dei libri da riconsegnare: il prestito è scaduto. Vorrei iniziare la serie di Patricia Cornwell sull’investigatrice Scarpetta. Me ne hanno parlato bene e sono curiosa.
Chiedo in quale sezione sia catalogata: autori americani, thriller o altro. La bibliotecaria mi indica i gialli americani.

È una sala immensa, con scaffali ovunque. Qui il disordine è ammesso solo se catalogato.
Cerco gli autori americani. La sezione inizia all’angolo della parete sud. Procedo in ordine alfabetico. Trovata.
I volumi sono diversi. Vorrei iniziare dal primo della saga.
Consulto Internet.

Mentre confronto il cellulare con i titoli sugli scaffali, una voce di donna mi arriva da dietro:
— Mi ci vuole un esorcista…
— Ho bisogno di un esorcista. A chi devo chiedere se ne conosce uno?
— Ah, ci sono. Vado dal prete.

La guardo, un po’ basita. Indossa uno spolverino da tenente Colombo, ha i capelli lunghi e curati, il volto preoccupato. Sembra seria.
Per un attimo considero l’idea di cambiare scaffale.

Un tomo nero cattura lo sguardo: L’esorcista.
Forse è solo una coincidenza. Forse.

Dlin, dlong.

Una campanella attraversa la sala. Una guardia giurata incede lentamente tra gli scaffali, osserva i lettori e suona. Non è chiaro se stia annunciando la chiusura o qualcos’altro.

Forse è ora di uscire.
Giornata strana.
Sono uscita per restituire un libro.
Il resto non era in catalogo.
Eppure tutto era perfettamente ordinato.

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