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“Tranquillo.”
È una parola che arriva sempre prima di qualcosa che tranquillo non è.
“Tranquillo, facciamo presto.”
“Tranquillo, è una cosa veloce.”
“Tranquillo, non cambia niente.”
Quando qualcuno dice “tranquillo”, di solito ha già deciso per tutti.
Non chiede. Rassicura.
La rassicurazione è curiosa.
Funziona solo se nessuno la verifica.
“Tranquillo, troviamo parcheggio.”
E tu inizi a girare.
Giro largo.
Secondo giro.
Terzo giro.
A quel punto non puoi più dire niente.
Perché eri tranquillo.
Oppure:
“Tranquillo, ho capito.”
Questa è la più pericolosa.
Perché se uno ha capito davvero,
non ha bisogno di dirlo.
Ma quando lo dice,
vuol dire che la spiegazione è finita
prima della comprensione.
Il bello di “tranquillo”
è che si difende da solo.
Se qualcosa va storto,
la frase resta comunque valida.
“Tranquillo” non promette il risultato.
Promette l’atteggiamento.
È una parola di clima,
non di contenuto.
Una volta ho provato a usarla anch’io.
“Tranquillo.”
L’ho detto con calma.
Con convinzione.
Dall’altra parte mi hanno risposto:
“Perché?”
Non avevo una risposta.
Perché “tranquillo” funziona meglio
quando lo dice qualcun altro.
Se lo dici tu,
sembra che stai nascondendo qualcosa.
Da allora ho cambiato metodo.
Quando qualcuno mi dice “tranquillo”,
io non mi tranquillizzo.
Annuisco.
E aspetto di vedere
quanto durerà.
Capito?