Contenuti per adulti
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“Ci sentiamo.”
Non è un saluto.
È un rinvio senza data.
Arriva sempre alla fine di una chiacchierata.
Quando non c’è più niente da dire,
ma non vuoi chiudere realmente la situazione.
“Dai, ci sentiamo.”
“Certo, ci sentiamo più tardi.”
Nessuno dei due ha intenzione di sentire l’altro.
Entrambi vogliono fare bella figura.
“Ci sentiamo” serve a questo.
A non risultare definitivi.
Perché “a presto” è un po' troppo impegnativo.
“Ci sentiamo” invece no.
Vuol dire:
tra un’oratra una settimanamai
Dipende da chi lo dice e da chi lo ascolta.
Io, per esempio, ci spero sempre e aspetto.
Aspetto...
Nessuno chiama.
Perché dovevamo sentirci.
Non era però specificato come.
Messaggio?
Telefonata?
Un incontro casuale?
Non c’era scritto.
Ad un certo punto, allora, scrivo io:
“Ciao, come stai?”
E la risposta è sempre uguale:
“Mah ciao! É da un po’ che non ci sentiamo.”
Già.
Ma non è quello il punto.
“Ci sentiamo” è una frase che funziona meglio
se nessuno la usa davvero.
Se uno dei due prova a renderla concreta,
qualcosa non funziona.
Diventa:
“Perché mi scrivi?”
“C’è qualcosa che non va?”
No.
Sto solo applicando la frase; CI SENTIAMO.
Col tempo ho capito che “ci sentiamo”
non riguarda il futuro.
Riguarda il passato.
Serve a chiudere bene quello che c’è stato,
senza impegnarsi su quello che verrà.
Adesso quando sento "ci sentiamo",
non lo prendo come un accordo.
Lo considero un modo elegante
per non sparire di colpo.
E in effetti funziona.
Perché quando non ci sentiamo più,
nessuno può dire che non era previsto.
Capito?