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IL Congresso dei Sapienti
E la saggezza del popolo
Un Giorno la dotta Università di Bologna, indisse un congresso dal tema: Se sia peggio la sofferenza dell’anima o la sofferenza del corpo. Il tema si sa è assai controverso e a questo sì aggiunga che v’è chi patisce tutt’e due.
Che v’è chi patisce l’uno e l’altro da tutta una vita e chi all’improvviso vi si ritrova dopo una vita felice.
Il magnifico Rettore nella sua relazione introduttiva affermò categoricamente che un animo forte è in grado di affrontare e sopportare qualsiasi dolore.
Il Cardinale di Bologna affermò la sofferenza fosse un dono di Dio. Una prova per la santità dell’anime da offrire come dono all’altissimo.
Il titolare della cattedra di Filosofia, affermò che solo la nobiltà d’animo consente di affrontare ambedue, sostenuta dal pensiero di avere uno scopo nella vita.
Il presidente della corporazione dei Cerusici sostenne essere cosa non determinabile dipendendo alla fine dalla tempra di ciascuno.
Mentre il capo della congregazione dei Banchieri, pose come presupposto per resistere all’uno ed all’altro l’essere in una buona situazione finanziaria.
Il comandante generale dell’esercito affermò che senza il senso dell’onore, ne l’una ne l’altra potevano essere affrontate.
Parlò un grande poeta e disse essere le sofferenze la causa principe ed ultima che sola, sublimandosì dava la stura a tutte le arti.
Come al solito in ritardo, arrivò perfino il diavolo, che affermò che senza il sesso e le perversioni, tali situazioni erano difficili da sopportare.
Concluse infine papa Sisto, che non solo si doveva ma era sano,sopportare tutto ciò che Dio ci dava con spirito cristiano.
Di una luce si pervase l’aula magna della sede, e dall’alto provenire, s’udì una gran voce tuonante.
Papa Sisto statti muto, e tu Rettore pure,zitto,. Nessun di voi ha titolo per dir la sua in questa sede.
Risposta valida non vì è, e neanch’io so dir la mia, considerando che non esisto!
Calò sull'aula un grande gelo.
Tutti senza argomenti, pensarono in fondo, di aver tanto pensato e studiato per niente.
Non si era addivenuti a conclusione alcuna.
Solo il diavolo era contento, pensava, professoroni bla bla bla!
Io, si disse fra sè, ne ho fatte e viste più di voi, che vivete nel lusso, pagati per sputare sentenze.
E guarda dove sono finito, a far andare una caldaia come un fochista di una nave ed a vedermela con delinquenti e criminali.
Come se poi non bastasse a fare un lavoro da rappresentante porta a porta sfigato, a vendere ricchezze e godimenti in cambio di quattro anime scalcinate...
Lui lavoratore, insoddisfatto, mal pagato, sfruttato dalla notte dei tempi, arrivò alla cosapevolezza di essere un proletario, vittima del sistema.
decise di giocare uno scherzo ai sapienti, portatori di privilegi, onorati, mentre lui sentiva dire Porco Diavolo ovunque andasse!
Sbarrò le porte e mise fuoco all'aula.
Gli arredi, sveltamente svilupparono alte fiamme.
Tutte le personalità, improvvisamente, avvolte dal fuoco, cominciarono prima a sudare poi a bruciare vive.
Era un dolore non indifferente, ma arrivò a tutti l'illuminazione.
La sofferenza peggiore è quella che percepisci in questo esatto momento!
E anche quella che si percepisce personalmente.
E non ci fu bisogno di discutere oltre.
Tutti nello stesso momento capirono quello che il popolo analfabeta sapeva da sempre e il diavolo bocciato in terza alle secondarie, emarginato e disprezzato stava in quel momento dimostrando.
Così il congresso fu un vero successo, come di rado capita.
Purtroppo gli atti del congresso andarono in fumo assieme ai partecipanti e nulla si seppe dell'unica volta che un congresso di sapienti era addivenuto ad una conclusione sensata.