Cavallina storna

scritto da davi55
Pubblicato 20 anni fa • Revisionato 20 anni fa
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Testo: Cavallina storna
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L'anno scorso, la maestra ci ha raccontato la storia del poeta Giovanni Pascoli, al quale, quando era bambino, uccisero il padre, mentre stava tornando alla propria casa. Questa tristissima storia, ci ha molto colpito però la maestra non ci ha letto la poesia che il poeta scrisse anni dopo, dedicata proprio a quest'evento, ne conosciamo solo il titolo: "La cavallina storna", infatti, il papà del poeta fu ucciso mentre stava sul piccolo calesse e la "cavallina" lo portò lo stesso, fin sul cortile della loro casa, era il dieci agosto, giorno di San Lorenzo.
Lo scorso anno, alla nostra richiesta di ascoltare quella poesia, la maestra mise come scusa, il fatto che eravamo troppo piccoli e non avremmo potuto capirla, quest'anno invece, almeno una volta la settimana, le chiediamo di recitarcela ed adesso che si accinge a farlo, lo ammetto, sento un grosso nodo stringermi la gola. S'inizia:
"Oh cavallina, cavallina storna
che portavi colui che non ritorna….."
Basta, per me è già sufficiente, dapprima due grosse lacrime hanno inumidito i miei occhi, la voce rotta dalla commozione della maestra ha fatto il resto, le lacrime scorrono sulle mie guance, subito imitato da tutti gli altri bambini, di più, cominciamo a singhiozzare, anche la maestra chiude il libro, sta piangendo anche lei, si asciuga gli occhi con il fazzoletto che ha tirato fuori della tasca, la lettura è rimandata.
Impiegammo molti mesi, per terminare quella lettura, ogni capoverso ci portava sempre più vicini al dramma del poeta:
"Tornava una rondine al tetto,
l'uccisero cadde tra i spini,
portava nel becco un insetto,
la cena dei suoi rondinini…"
Era dolore puro, assoluto, al quale partecipavamo tutti con forti singhiozzi, la commozione riprendeva anche la maestra, ed adesso, come la poesia e la storia del poeta, c'era diventato familiare il suo gesto di chiudere il libro di scatto e imboccare la porta per andare a piangere nel corridoio. Solo a costi enormemente alti, in termini di partecipazione pietosa, portammo a compimento la lettura, era già quasi estate, alla fine della scuola quando potemmo ascoltare gli ultimi versi, avevamo iniziata, quest'avventura che eravamo solamente bambini, ed adesso sentivamo in noi una maturità. L'aver attraversato quest'emozione, ci aveva reso più grandi e ci consolò non poco, la fedeltà animale della "cavallina", che suggerisce al poeta, il nome dell'assassino:
"…………dissi un nome.
Suonò alto un nitrito".
Cavallina storna testo di davi55
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