La tenera carezza della luna

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Testo: La tenera carezza della luna
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La tenera carezza della luna

Il vecchio faro di Capo Speranza

 rimaneva spento da vent'anni. Malgrado ciò, ogni notte, Elara

 si recava sugli scogli sottostanti per osservare il mare che si frangeva lentamente contro le pietre scure. Non era una donna triste, ma portava con sé una quieta malinconia, un’attesa silenziosa che l’aveva quasi trasformata in parte del paesaggio costiero.

Quella sera, il cielo appariva eccezionalmente limpido, con un profondo velluto blu punteggiato da stelle così brillanti da sembrare vicine. Tuttavia, la vera protagonista di questa scena era la luna piena

, enorme e madreperlacea, che lentamente sorgeva all'orizzonte, tingendo le acque di un argento liquido e vibrante.

Elara chiuse gli occhi, godendo dell'aria salmastra. Era da tempo che sentiva la mancanza di qualcosa di indefinito: una carezza sulla pelle, una parola sussurrata dal vento capace di placare il tumulto dei suoi ricordi. Si sdraiò sulle rocce ancora tiepide dal sole del giorno, lasciandosi avvolgere dalla luminosità lunare.

In quel momento, il silenzio si trasformò in musica. Avvertì una sensazione inusuale, un caldo dolce che non proveniva dalla terra, ma dal cielo. Un raggio di luce bianca, distinto dagli altri, pareva posarsi sulla sua fronte. Non era caldo come il sole, ma emanava una freschezza vibrante, simile al tocco di una mano invisibile e gentile.

“Sei arrivata

”, mormorò Elara, senza aprire gli occhi. La carezza della luna scivolò sulla sua guancia, proseguendo lungo il collo e portando con sé il peso degli anni, le ansie e le domande senza risposta. Era una sensazione di completa pienezza e conforto, come se il cielo stesso le sussurrasse che andava tutto bene, che non era sola e che ogni frammento di vita aveva significato nell'immenso disegno notturno.

Per minuti, forse ore, Elara rimase sospesa in quell'abbraccio di luce. La luna, con la sua dolce carezza, sanò una sottile crepa nel suo cuore, trasformando la nostalgia in serena accettazione.

Quando finalmente il raggio si ritirò, portando con sé il freddo del mondo, Elara aprì gli occhi. Il mare brillava ora di una luce più calma. Si alzò, sentendosi leggera, con il cuore intriso di argento. Il faro rimaneva ancora spento, ma non le serviva più: la luce più dolce l'aveva trovata.

Mentre si incamminava verso casa, un leggero soffio di vento le sfiorò nuovamente il viso, come un arrivederci. E lei, sorridendo alla luna, comprese che quella carezza l'avrebbe accompagnata per sempre.

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