MONDIALI 2006
Italia Francia, 9 luglio 2006, ecco un’altra data che entra a far parte della nostra storia.
Campioni del mondo.
Nel 1982, quando l’Italia vinse i mondiali battendo la Germania, io avevo dodici anni e ricordo che con le mie due amiche, vicine di casa, urlammo dalla ringhiera del loro giardino, insieme agli autisti delle auto che passavano, suonando i clacson.
Oggi come allora?
L’essere umano è un animale gregario, anche se, di questi tempi, ben poche sono le manifestazioni che ci vedono uniti.
Una di queste, senza dubbio, è rimasta la partita dei mondiali. Perché altri incontri di calcio sono motivi per inscenare risse e vandalismi.
Tutti in giro a festeggiare, dunque?
Certo, ma sono cambiate le modalità. Si è sempre fatta baldoria, esultando, bevendo, strombazzando.
Quest’ultimo mondiale dovrebbe farci riflettere su come la società si evolve, anche nelle più semplici espressioni di gioia.
Petardi, spari, il consumismo che ha messo le grinfie anche sul tifo: magliette, bandiere, con la gara a chi appenda la più grande, trombe …
E incidenti che hanno inasprito il sapore della festa: morti sulla strada, ferimento per il lancio di oggetti o razzi …
Ma cosa succede? Non si riesce a festeggiare semplicemente, nemmeno in queste rare occasioni?
Io abito in un paese di circa 7000 abitanti. Il mattino dopo la vittoria si è dovuto raccogliere di tutto: dalle cartacce, ai frammenti di oggetti rotti; all’avanzo dei petardi esplosi, fino agli escrementi lasciati davanti alle vetrine dei negozi chiusi.
Non sono una tifosa, ma questa vittoria è servita all’Italia soprattutto per riacquistare credibilità agli occhi degli amanti del calcio. Dopo “calciopoli” e tutte le sue beghe.
Si vogliono le partite e i calciatori “puliti”. Giusto! Ma io vorrei che anche i tifosi lo fossero.
Non è impossibile togliere il: rompiamo tutto per festeggiare.
Per fare posto al più sereno: festeggiamo tutti la nostra nazionale.
© Miriam Ballerini
Mondiali 2006 testo di EmmeBi