tutti i sogni muoiono all'alba

scritto da igress
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Autore del testo igress

Testo: tutti i sogni muoiono all'alba
di igress













L’ alba era sorta maledettamente uguale a tutte le altre...

Era stanca e appena arrivata sul portone si era tolta le scarpe, i piedi dentro quelle minuscole scarpette rosse dai tacchi a spillo sembrava scoppiavano per quanto erano gonfi. La bocca impastata da fumo di sigaretta e dall’acre odore del sesso era asciutta e a poco valse il cercare di inumidirsela con la lingua. Salì le scale lentamente per non fare rumore. Nel vecchio palazzotto a due piani, oltre a lei, vivevano:al primo piano sul lato destro dell’entrata una coppia d’anziani pensionati, due bravissime persone, la signora Agata da sempre casalinga, e Dario che era stato un meccanico di una nota officina della zona. Vero che li vedeva raramente ma dalle poche volte che si erano fermati a scambiare qualche chiacchiera aveva capito che erano delle anime buone. Sul lato sinistro in un appartamento più piccolo viveva Lucio un quarantenne dall’aspetto molto curato ,le malelingue dicevano persino troppo. Alto con un fisico asciutto amava vestirsi con colori sgargianti e con abiti di fine seta, molte volte con disegni floreali stampati. Era dichiaratamente gay. Accanto al suo, il secondo piano, nell’appartamento sul lato destro viveva Ilaria una studentessa arrivata dalla Sicilia ormai da qualche anno, era iscritta in medicina ed era anch’essa una persona per bene. Infilò la chiave nella toppa e aperto il portoncino accompagnandolo con la mano lo richiuse.
Accese la luce e il tempo d’arrivare in bagno aveva già tolto la minuscola minigonna, le giarrettiere ed il reggiseno buttandoli su una vecchia poltrona. Nel piccolo bagno aprì l’acqua nella doccia si sfilò i collant a rete e il minuscolo tanga,aspettò un attimo che divenne tiepida e rimase immobile come una statua, si lasciò scorrere l’acqua sui capelli. Dopo qualche minuto afferrò la pipetta
nella mano destra e con la sinistra sfregò sulla pelle una grossa spugna insaponata con una tale violenza che pareva volesse farsi male, come per purificarsi. L’ acqua che scendeva sul viso si confondeva con le lagrime e lo scrosciò copriva il suono del pianto. Pensò ad Agata e a Dario vivevano con una misera pensione che si facevano bastare ed erano felici, Lucio sempre allegro e frizzante ,Ilaria che s’aiutava con i lavori più disparati per non pesare sul bilancio familiare e che delle volte incrociava all’alba mentre rientrava dopo aver fatto la cameriera in qualche locale notturno. Pensò a lei e alla sua dannatissima vita, uscì dalla doccia si guardò allo specchio, si sentiva ancora sporca insozzata da mille mani che l’avevano toccata,appiccicaticcia come se avesse ancora sul corpo residui di sperma e di saliva.Quel senso di lercio lo sentiva in gola come volesse soffocarla, fece un paiodi respiri profondi e incominciò a tossire, si chinò mise la testa sul water e vomitò. Era una tra le più fortunate nel suo paese in Romania, i genitori lavoravano entrambi e potevano condurre una vita dignitosa. Lei era diplomata. Certo non si poteva permettere abiti particolari o delle serate in discoteca. Ricorda ancora quel giorno che due suoi “ carissimi” amici le parlarono dell’Italia, un posto incantevole dai guadagni facili e dagli abiti firmati. A nulla servì il diniego dei genitori ed arrivata in Italia appena alla frontiera i suoi “carissimi “ amici le presero il passaporto. Fu una lotta impari, violentata fisicamente e psicologicamente e obbligata a vendersi per strada.
Assolutamente non poteva pensare di denunciarli mettendo a rischio i famigliari per paura di qualsiasi ritorsione.. Appoggiò le mani sul bordo del gabinetto e s’alzò,barcollò, si rivide nello specchio, adesso la bocca un miscuglio di vomito, di sperma e sigaretta. Con una mano sul lavabo stese la pasta del dentifricio sullo spazzolino con l’altra e lavò i denti. Nuda, tolse il copriletto e s’adagiò sulle lenzuola. La sveglia di plastica gialla segnava le sei e dieci e lei sorridendo nel pianto si disse:

Buonanotte ! Ma sapeva che i sogni morivano all’alba.


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