La Giungla

scritto da MrNobody
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di MrNobody
Mr
Autore del testo MrNobody
Immagine di MrNobody
Mr
La Giungla
- Nota dell'autore MrNobody

Testo: La Giungla
di MrNobody

Sono entrato in questa Giungla senza neanche accorgermene. Non tutti ce la fanno a sopravvivere in mezzo alla Giungla. Io non ce l’ho fatta. Io ho mollato tutto prima ancora di rendermene conto che stavo percorrendo una Giungla pericolosa. Quel senso di solitudine mi mangiava dentro. Notte dopo notte. Ogni mattina era sempre la stessa maledetta storia. Tu che ti ritrovi da solo con te stesso, con la tua anima, con il tuo cuore che non sa più quale direzione prendere. Arrivi in un punto in cui non sa neanche lui quale percorso è meglio da seguire. Comunque lui sarà l’ultimo ad abbandonarti. L’ultimo baluardo. E lì, in quel momento in cui anche il tuo cuore sarà pietrificato, diventerai come una piuma lanciata per aria che si lascia trasportare da quel senso di piacere che ti prende sempre di più. Si muore lentamente. Sniffata dopo sniffata, in cerca sempre più di orgasmi senza fine. Ricordo il mio unico compagno fedele che portavo sempre con me, il mio spazzolino da denti. Sempre nella tasca sinistra della mia felpa nera. Non me lo scordavo per nessuna ragione al mondo. Non avevo cura di me stesso, non m’interessava dove mi trovavo e che ora fossero, non dormivo per giorni interi ma ci tenevo ai miei denti e al loro mantenimento in uno stato decente. Non volevo i denti neri. Mi provocavano un senso di colpa terribile nei confronti della gente che mi ha messo al mondo e aveva speso migliaia di euro per far sì che portassi l’apparecchio all’età di 15 anni. I miei genitori. Ricordo quando mia mamma mi portava ogni pomeriggio presto al dentista vicino casa sopportando le interminabili attese. Lei mi lasciava dormire per un oretta dopo pranzo e nel frattempo iniziava ad avviarsi aspettando davanti al portone del dentista l’apertura alle 4. Era sempre la prima. Avrebbe aspettato per ore e ore in piedi, con la sua borsa marrone (sempre la stessa), pur di lasciarmi dormire beato sul suo lettone. Immagino che amasse quelle interminabili attese perché amava alla follia ogni cosa che riguardasse me. Amava prendersi cura di me. Poco prima che arrivasse il nostro turno, mi chiamava, mi svegliava:’ Amore ci siamo quasi. Inizia ad alzarti’. Ero il suo gioiello, il suo grande Amore, la ragione delle sue giornate. Non ha mai sopportato l’idea che la Giungla mi avesse mangiato per davvero. Non solo quella. Non ha mai digerito l’idea che scappassi lontano da lei. Non ho ereditato niente dalla mia donna. Altrimenti non mi ritroverei qui, con le unghie nere, il mio corpo puzzolente, la barba incolta, i denti che non mi si reggono più. E si, le file interminabili dal dentista, le ninna nanna dolci e rilassanti, le ciambelle col buco al cioccolato ogni compleanno ,le camminate in mezzo alla campagna in cerca di asparagi, i piatti di minestra caldi ogni giorno che odiavo, la pasta con la panna e il prosciutto che adoravo, la vitamina C, la frutta, la verdura, le lezioni di vita, i giocattoli nuovi, i colloqui a scuola, i baci pieni di amore. Tutto inutile, tutto completamente inutile. I suoi calzini bucati pur di risparmiare per pagare le bollette, la sua sveglia alle 6 del mattino per portare il pane a casa, I suoi pomeriggi passati a guardarmi correre su un campo di calcio, la bicicletta nuova, le giornate passate a mare, tutto paradossalmente inutile. La Giungla si è portata via tutto. Ogni scheggia del mio passato, i percorsi educativi, le lezioni al catechismo, la Prima comunione, la prima volta in Chiesa con la sua mano ad accompagnarmi sull’altare. Tutto insulso, completamente privo di senso. L’ho delusa! Ho tradito la donna che mi ha messo al mondo e mi ha insegnato a camminare per affrontare il mondo. Ora mi rendo conto che non è vero che il mondo ha tradito me. Il mondo non ti tradisce. Semplicemente ti ospita. Esattamente come la Giungla. Sono io che ho voltato le spalle alla mia donna. L’ho ferita, non l’ho ascoltata, l’ho uccisa dentro. Sarei stronzo ed egoista a dire che la colpa è tutta della Giungla in cui mi sono ritrovato all’improvviso. Non penso di essere mai stato una persona egoista, quantomeno eccentrica. Non me ne mai fregato un cazzo di diventare un politico e fingere di aiutare i cittadini bisognosi, gli operai sfruttati con bambini e mogli sopra le spalle. Non mi ha mai affascinato indossare una giacca e una cravatta, di finire un giorno a curare vecchi decrepiti pieni di soldi o a difendere ricchi mafiosi in sale Tribunali. Sono partito perché cercavo una via d’uscita alla mia insoddisfazione cronica. Cercavo la mia dimensione. Cercavo la mia reale passione o un grande amore che mi cambiasse la vita. Ho trovato altro. Totalmente diverso e inaspettato. Ho scoperto l’orgasmo puro, dentro al buio di una sala da ballo. Ed è lì, che è iniziata la mia fine. E’ da lì che non c’ho capito più nulla. Non è facile da spiegare tutto questo. Non è facile descrivere o quantomeno cercare di capire cosa realmente sia successo dentro il mio corpo. Forse un senso di onnipotenza mischiato a rabbia e isolamento perenne. Il pericolo più grande, appunto, è che la giungla ti trasformi in un animale selvaggio. Ti brucia i neuroni, per poi passare dentro la tua anima e infine ti pietrifica anche l’ultimo baluardo che ti resta, il cuore. Oggi è il tuo compleanno, mamma. Non mi resta altro che dedicarti il mio pensiero. Non servirebbe chiederti scusa, ormai è troppo tardi. Non servirebbe mandarti un mazzo di fiori, anche perché non ho nessun soldo per comprarlo. Ogni mio gesto non servirebbe a niente. Servirebbe solamente averti qui con me. Servirebbe che mi porgessi la tua mano e mi aiutassi ad alzarmi, proprio come quando mi svegliavi la mattina e mi ripetevi ogni due minuti che era tardi e il babbo era giù ad aspettarmi per portarmi a scuola. Mi servirebbe tenerti vicino ad asciugare le mie lacrime che inesorabilmente scendono sul mio viso in questa mattina soleggiata in questa strada piena di macchine che scorrono così veloci di fronte a me. Ma la vita in determinati momenti non ti concede seconde opportunità. Il mio mondo è ormai qui su questo marciapiede, semi nudo, quasi invisibile, a chiedere aiuto al prossimo. Tutto il giorno. Senza la forza di reagire, di rialzarmi, di concedermi una seconda possibilità. Non ha senso tutto questo. La Giungla mi ha mangiato. Ciao mamma, ti penso.
La Giungla testo di MrNobody
0