C'è qualcosa di mistico nella propria città di origine. La mia non è grande e non ha niente di rimarchevole ma, quando passeggio, in ogni singola viuzza avverto un brivido che mi arriva agli occhi. Vedo migliaia di volti, facce che conosco a metà: chi gli ha mai parlato? Ma alla fine un po' li conosci, dopotutto vivi in una città che grande non è. Quando passeggio e li osservo, è come un mosaico che si muove, un caleidoscopio di vite sconosciute e familiari che si incrociano come tanti fili di gomitolo colorati, davanti a me.
Quando passeggio per le vie note che frequentavo da quando ero piccola, i ricordi mi assalgono, sembrano fiumi, torrenti in piena che imperversano e mi travolgono appena giro l'angolo di una strada e vedo quel bar quell'insegna quella panchina. In questa città che non è grande abita un qualcosa di infinito.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.