Non tutto il male viene per nuocere

scritto da fabris
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Testo: Non tutto il male viene per nuocere
di fabris

Sardegna, Ogliastra, estate 2016
“Fa un caldo maledetto”: questo pensava Antonio mentre porgeva al suo amico una bottiglia di Ichnusa ghiacciata. Se ne stavano seduti, Antonio e Michele, con le camicie sudate e semi aperte, nel pergolato del loro chiosco lungo la caraibica spiaggia di “Sa Perd’è Pera”, pietra a forma di pera.
Avevano un’aria così familiare tra loro che chi non li conosceva credeva fossero fratelli; gli abitanti di Cardedu, paesino di mille anime della provincia di Nuoro nel quale vivevano da sempre, più semplicemente, li chiamavano i “gemelli diversi“. Ciò che li accomunava non era tanto l’aspetto fisico, anche perché Antonio era basso e calvo, mentre Michele, longilineo, portava i capelli alla nazarena, spesso raccolti con un codino ben tirato.
...
Compagni di banco sin dalle elementari, impiegarono cinque anni per conseguire la licenza media ed entrambi abbandonarono gli studi raggiunta l’età obbligatoria prevista dalla legge. Dopo tutto, di istituti superiori a Cardedu non c’erano, e a studiare in città ci andavano solo i figli di chi poteva permetterselo, e loro non erano tra questi. Antonio andò a lavorare nell’officina dei Pinna e Michele nel panificio dei Murru. Ma erano due lavori molto pesanti e fisicamente logoranti così quando, grazie a un amico politico del padre di Michele, si prospettò la possibilità di ottenere una licenza ventennale per un chiosco al mare, non gli sembrò vero.
«Guarda che spettacolo» disse Michele mentre si puliva il labbro superiore dalla schiuma della birra «C’è chi spende milioni per venire qui, e noi abbiamo tutto gratis»
E in effetti, con i suoi chilometri di sabbia bianca, l’acqua limpidissima di un colore verde-azzurro e circondata da una natura selvaggia dove predomina l’omonimo nuraghe, “Sa Perd’è Pera” è sicuramente una delle spiagge più belle e incontaminate della Sardegna.
«A parte che si dice migliaia e non milioni da quindici anni» rispose Antonio «fortunati? Dico, ma hai visto come cazzo siamo messi?»
Michele sbuffò, seccato con l’amico per avere distrutto quel suo momento poetico, ma sapeva che aveva ragione.
Il loro chiosco stava cadendo a pezzi. L’area che avevano avuto in concessione era abbastanza grande: circa due metri dopo il bagnasciuga, un bello spazio di sabbia per posizionare lettini, sedie a sdraio e ombrelloni. Seguiva poi una pedana di legno, coperta dal tetto sporgente del chiosco, dove ci stavano un paio di tavolini, e all’interno il bar, con un lungo bancone che terminava con la cassa e di fronte diversi frigo. C’era anche un piccolo bagno, in fondo sulla sinistra. Ma poiché avevano speso tutti i pochi risparmi per la licenza, non ne erano rimasti per sistemare le cose, per cui i lettini erano quasi tutti rotti, gli ombrelloni strappati e le sedie e i tavolini di plastica bianca, ingialliti dal sole. La struttura di legno poi, dopo anni di mancata manutenzione e così esposta alle intemperie, stava cedendo. Per fortuna pioveva di rado e solo durante l’inverno ma, quando succedeva, l’interno si allagava completamente e l’ultima volta le mattonelle vicino alla cassa erano saltate, lasciando un buco che avevano coperto con un asciugamano raffigurante la bandiera americana. L’impianto elettrico era stato aggiustato più e più volte da Mario, il cugino di Michele, che però, essendo pizzaiolo e non elettricista, aveva cercato di fare del suo meglio. Il risultato fu un groviglio di fili sparsi qua e là e l’impossibilità di accendere più di due impianti alla volta. Davanti a questo problema si trovarono a decidere tra luce, frigo delle bibite, frigo dei gelati e il fornetto. Dopo una seria e lunga discussione, convennero che l’illuminazione fosse indispensabile, anche perché in caso contrario, sarebbe stato impossibile andare in bagno che, essendo privo di finestre, era già buio di suo. La scelta del frigo delle bibite fu invece così scontata per i due amici da sembrare come un atto dovuto.
«Impossibile restare senza birre» si dissero ridendo, e attaccarono fieri su quello dei gelati un cartello con su scritto “OGGI GUASTO”.
...continua...
Non tutto il male viene per nuocere testo di fabris
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