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“Mi sarebbe piaciuto darti anche solo la metà di tutto ciò che tu hai dato a me”
Voglio concludere così l’ultima lettera che scriverò per l’ultima persona a cui dovrò scrivere,
questo pensiero è ormai dentro di me da così tanto tempo che non mi ricordo nemmeno più quando è stata la prima volta che l’ho fatto seriamente. Se me ne devo andare non voglio farlo in sordina; so che è ipocrita dire una cosa del genere; sarebbe da pezzi di merda oltre che andarsene via prima di quando Dio abbia deciso lasciare dietro di sé anche un peso aggiuntivo ad ogni persona che ti ha conosciuto, ma io voglio farlo lo stesso. È più facile prendere questo tipo di decisioni quando sai che non vivrai le conseguenze delle tue azioni. Penso che forse dovrei cominciare a scrivere quelle lettere, per quanto mi faccia titubare il fatto che so che quando comincerò vuol dire che sarò convinto di fare quello che voglio fare. Dovrei cominciare a convincermi, se non ora quando?
Se non comincio ora so già come finirebbe, che non lo farei mai, e in parte, forse neanche in parte ma assolutamente, mi sentirei in colpa di non averle mai scritte. A cosa sarebbero serviti allora tutti questi pensieri del cazzo che mi hanno tartagliato il cervello per anni. Da chi comincio però? Suppongo che ogni persona comincerebbe da chi ama davvero, in modo che almeno loro le ricevano, sai non si sa mai cosa potrebbe succedere tra una lettera e l’altra. Probabilmente però è per questo che faccio fatica a iniziare. Chi è la prima persona che mi viene in mente?
Perché ogni volta che faccio questo gioco mi viene in mente per prima un’altra persona?
È il mio cervello che cerca di convincermi che non c’è una vera persona più importante? Questo dubbio mi paralizza completamente, il non sapere con chi cominciare mi fa ignorare il problema che si presenterebbe subito dopo l’aver deciso il primo individuo, cioè il come porre la lettera. Non sono mai stato bravo a scrivere per altri, ho sempre scritto una marea di parole infinite solo e unicamente per me stesso, non ho mai avuto voglia di esprimermi in questa maniera con altre persone. Non voglio parlare in maniera semplice, ma voglio che arrivi il messaggio; non voglio perdermi in tangenti futili e che allungherebbero il concetto in maniera inutile, ma tutte le volte che scrivo per me succede sempre questo. Non mi voglio snaturare, ma so che dovrei farlo.
Mi vengono sempre in mente le prime volte che formulavo questo pensiero, col tempo mi sono reso conto che le cose sono più facili da pensare perché bloccate nel mio cervello non hanno bisogno di essere sviluppate. Ora mi trovo davanti a questo complesso “blocco dello scrittore” anche se di blocco poi non c’è niente. Sono in grado di esprimermi senza difficoltà come ho sempre fatto. Immagino di sapere già come finirà questa storia, di sicuro non soddisferà il mio io interiore però, come in fondo è sempre successo nella mia vita, non ho la forza di spostarmi e muovere veramente il primo passo verso un me migliore, o anche solo diverso. Mi credevo speciale, fino a quando poi ho scoperto che ero speciale solo dentro la mia testa. Fuori sono come tutti gli altri.