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Non è un volo leggero il mio,
ma un' arrampicata ostinata su pareti di vetro,
dove il riflesso del dolore si confonde con il cielo.
Una malinconia che mi abita come una stanza vuota,
eppure, in questo vuoto cerco una presa,
un millimertro di spazio dove puntare il piede
e non cadere.
Il mare, sotto, non è solo pace:
è un richiamo che conosce le mie ferite,
un blu che sa di pianto e di risalita.
Mi arrampico sugli specchi della vita,
cercando di non scivolare nel buio della resa,
mentre le mani, segnate dal tentativo,
si fanno callose di fatica e di coraggio.
Non cerco la facilità,
cerco l' equilibrio precario di chi sa che,
proprio lì,
dove la superficie sembra cadere,
si può trovare la forza di guardare oltre.
La mia malinconia non è un muro,
è il battito di un' alba che ha imparato a volare
anche controvento,
anche quando l' aria è sottile e il respiro manca.
Sono un' architettura di sogni che non si arrendono,
un mosaico di cocci che, uniti,
riflettono una luce più viva, più vera.
Non mi fermo.
Anche se lo specchio trema,
anche se la salita è un valzer di incertezze,
io continuo a salire,
perchè la bellezza non è nel non cadere mai,
ma nel saper trasformare ogni caduta
in un nuovo,
disperato,
meraviglioso tentativo di cielo.
L' energia non è violenza,
ma tenacia,
il movimento di chi non si arrende,
di chi trasforma
il non arrendersi in un' arte:
l' arrampicata sugli specchi.