Ti alzi ed esci dall'aula. Ti scosti ed esci dalla mia vita. Mi spingi via varchi la soglia chiamando l'ascensore non potrei mai chiamarlo amore.
Mordi le mie labbra lasciando il segno mordi il mio orgolio poi strappi carne dalle mie ossa Son quasi scheletro e tu sei un ingordo Stacca ogni pezzo e non ricomporlo Farò da sola.
La tua lingua è un coltello trafitto nella mia bocca cosicché io gettassi verbi sanguinosi in richiesta di un tuo aiuto.
Le tue mani sono gelide unghie e chiodi che penetrano nella mia carne e si conficcano oltre il mio cranio in un torbido fiume di illusioni.
I tuoi abbracci mi avvolgono E poi mi stringono Fino a soffocare Ogni mia dolce speranza ormai buia.
E i tuoi occhi son lame Pupille mimetiche Armi di finzione E trabucchi di cuori ingenui.
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