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Tra il quadrifoglio smosso l’upupa s’inarcò,
scatto di rame in un meriggio chiaro;
pareva giunta a frugare il mio giardino
con la sua cresta breve che beccava.
Aveva il passo incerto, un’aria schiva,
di chi non dà fiducia troppo al mondo.
Poi tre colpi secchi: «Eccomi, son venuta».
S’alzò: un lampo opaco, color di tufo,
in posa breve per la fotografia;
la zampa incise il girasole, e parve
rifare il verso all'uomo delle scaglie.
Poi frullò via, oltre la muraglia,
e, come "aligero foletto", teneva
per dispetto nel becco adunco
la maglia che mi nega ancora il varco.