EDN-Il demone amorfo

scritto da Rauco
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Secondo capitolo della mia stravagante saga su nani provenienti da un altra dimensione.
- Nota dell'autore Rauco

Testo: EDN-Il demone amorfo
di Rauco

I piedi erano ancorati al suolo, al centro di una radura circolare. La circonferenza composta dal solo terreno privo di vita aveva un raggio immenso, tanto immenso da rendere impossibile agli occhi definire gli arbusti e gli alberi che lo circondavano. Gli alberi erano spogli come la superficie su cui poggiavano, ma nonostante la distanza intuii essere dei latifoglie. Le mie vaste conoscenze riguardanti la flora della Terra, per la quale provo un singolare interesse, riuscirono a farmi riconoscere anche la forte presenza di Quercus Petraee ( roveri) e Carpinus Betulus( carpini). Il suolo era sovrastato da una densa foschia nera che impediva di vedere cosa ci fosse dalla metà del mio perone in giù. Alzai lo sguardo; la Luna, stranamente molto vicina, illuminava la radura riflettendo una luce vivida, ma bigia. Quando alcune luci rosse iniziarono ad orbitare attorno al nostro satellite, la foschia iniziò a rarefarsi e scoprii con orrore ciò che fino a quel momento celò. L'intera spianata era stata riempita da chiazze di bambini trucidati sparsi qua e là. Cacciai un urlo tale che la gola sembrava stesse per deflagrare. Distolsi lo sguardo e cercai avidamente uno spiraglio di sollievo nell'aria, ma mi accorsi di un piccolo, ma proprio piccolo cambiamento dello scenario; dalla zona inferiore della Luna era spuntata una catena lunghissima, che alla sua estremità inferiore reggeva un cartello altrettanto mastodontico, con scritto: BESLAN.
Rimasi immobile per non so quanto. "Non può essere reale! ", " Perché non mi sono svegliato dopo aver visto con i miei occhi un eccidio? Se é un sogno.. S-se questo é un sogno... Perché non sono uscito? Sono in coma? É l'inferno? Sono morto? "; mi abbandonai a terra a quattro zampe e iniziai a piangere maledicendomi senza motivo, mi misi ad urlare e provare a sbattere la testa sul suolo per andarmene via da quel posto, qualunque cosa fosse. E invece... Apparve lui.
Le sue fattezze oscene squarciarono la già assente serenità del mio volto; le espressioni facciali che assunsi sono ricordi che avrei volentieri accartocciato e gettato nel pozzo dell'oblio. Ma in quel momento rimasi impassibile e aspettai la sua prossima mossa. La mia incolumità era a rischio e, totalmente vulnerabile, mi accorsi quanto ridicola fosse la speranza di cui tanti parlano a vanvera. Quando ti trovi di fronte a una situazione sulla quale non hai nessun controllo la speranza é la prima a morire. E noi non abbiamo mai veramente il controllo, non siamo mai noi a reggere il timone della nostra vita, per quanto tutti cerchino di convincerti del contrario. D'improvviso, scosso da una sconosciuta energia, vittima dell'inutile istinto di sopravvivenza, iniziai a fuggire; evidentemente la speranza, nei miei occhi già morta, era sopravvissuta nella parte più rettililiana del cervello e scatenò in me l'impulso irrefrenabile di ricerca di un luogo sicuro in cui potessi avere salva la vita. Non lo trovai. L'indefinibile, amorfa mostruosità di quel Demone mi raggiunse e aprì innaturalmente le sue enormi fauci, i suoi denti acuminati si avvicinarono al mio volto...

Sobbalzai sbattendo con estremo vigore le travi del letto soprastante al mio, dove dormiva mio fratello. Io e mio fratello, due anni più piccolo di me (io avevo 17)dormivamo in un letto a castello. Il suo sonno pesante gli permetteva dormite iper serene in qualsiasi circostanza, quindi non mi sentii in colpa per l'urlo che cacciai dopo il violento urto. Rimasi un po intontito dall'incubo; diedi prima una bella strofinata agli occhi, sincronizzata  quasi perfettamente con lo sbadiglio, e poi diedi un occhiata alla stanza. Non l'avessi mai fatto. "Ma...... Quelle sono due pupille? Due fottute pupille?! ", di fronte a me c'erano due occhietti verde smeraldo che mi osservavano dal bordo del letto. I due occhi erano incastonati in un volto paffuto, leggermente assimetrico e avvolto in parte da una barba che non copriva omogeneamente tutte le zone in cui era cresciuta. Le sue sottili labbra, indiscutibilmente immobili, manifestavano la sua assoluta apatia e indifferenza mentre procedeva con la sua esaminazione visiva. Non riuscii a muovere un muscolo, oltretutto la mia paraplegia momentanea sembrava accentuarsi con l'aumento della nitidezza del corpo del nano, dovuta probabilmente
all'accoppiamento della mia vista con l'oscurità della stanza e non alla magnitudo del nano. Non potei, comunque, mai accertarmene. Il nano vestiva una giacchetta color rosso di persia stinta e mal curata, e un gonnellino color ceruleo. Questi abiti, abbinati al suo corpo tozzo e alla sua faccia di merda, lo facevano sembrare, se possibile, ancor più bislacco. Inizialmente mi inquietò, ma col passare del tempo mi accorsi che mi sarei volentieri alzato per prenderlo a calci in culo e buttarlo fuori da casa mia, se solo fossi riuscito a muovermi. Oltrettutto, non ho mai compreso come facesse, e se fosse lui attraverso una qualche qualità sovrannaturale, a tenermi immobile sul letto, considerando la scomparsa graduale della paura dalla mia psiche. Il nano mi fece un sorriso sbilenco e spontaneamente- nonostante, come già detto( sì,sono ripetitivo), fino ad ora non ebbi la possibilità di fare nessun movimento- mi sbilanciai in avanti sbattendo nuovamente, con effetti meno dolorosi, la testa sul letto di mio fratello. Mentre la accarezzavo notai la deflagrazione  della testa del nano che generò uno sciame di sfingi di ragno variopinte; queste vagarono all'interno della stanza senza mai avvicinarsi troppo a me e poi, attraversando le pareti, se ne andarono. Ansimai...ansimai per un pugno di secondi che parvero più lunghi del confronto onirico con il demone amorfo. Il sorriso del nano ricomparve levitando sul resto del corpo nella stessa posizione, ad occhio, in cui si sarebbe trovato se il volto non fosse esploso. Compresi subito che avrei visto un altro evento impossibile verificarsi dinnanzi a me. Il corpo del nano si dissipò in minuscoli granelli di sabbia, un'infinità di granelli di quella che a me parve essere sabbia. Sembrava una tempesta nel deserto, la vedevo fuori e la vivevo dentro. La tempesta scomparve velocemente e mi accasciai esausto, stupito e curioso con la testa sul cuscino. Misi le mani dietro il capo e guardai intensamente le travi del letto superiore per tutta la notte. Non incontrai più quel maledetto nano.
EDN-Il demone amorfo testo di Rauco
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