Contenuti per adulti
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Temo molto di non saper scrivere. Si tratta di una paura che mi ha sempre accompagnata, sin dalle scuole materne. Temo di aver perso, in parte, anche la capacità di sorprendermi. D’altronde, e c’è chi lo crede fermamente, scrivere e sorprendersi non sono la stessa cosa? Non c’è strada di fronte a me che appaia tollerabile. Sono diventata io stessa intollerabile.
Temo la solitudine, anche se non mi piace ammetterlo. Dicono che il tempo passa e non avvisa, ma io sento sulle mie spalle il peso di ogni ora, minuto, secondo, come se si prendessero beffa di me. Non so cogliere la palla al balzo e non so nemmeno fare scelte di petto, ho necessità di rimuginare finché l’emicrania non è così forte da stendermi.
Temo la morte, che associo con egoismo all’abbandono. Mi hai abbandonata, non ti perdonerò. Dovevi essere più forte, per te. Per me.
Temo la maternità, perché mi ricorda che mia madre ha vissuto con il cuore in gola, scalciando e urlando incastrata in una personalità anonima, un destino che non desidero e che non merito. Sono egoista, voglio la mia identità.
Temo l’ignoranza, la sfacciataggine, i sogni troppo grandi, la consapevolezza che non c’è. Mi innamoro sempre di più dei libri, della rabbia.
Temo e non vivo, perché il macigno è troppo grande. Fingere risolutezza mi aiuta, mi autoconvinco che in fondo, quasi con sollievo, paura non ne ho.
Temo e tremo, perché vivo e di paure, purtroppo, ne ho fin troppe.