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Ogni notte, alle due e diciassette precise, qualcosa mi sveglia.
Non è un rumore, non è un sogno. È come se una mano invisibile scuotesse la mia coscienza e mi trascinasse in superficie, lasciandomi a galleggiare in uno stato ambiguo tra il sonno e la veglia.
La stanza è immersa in un buio grigio, illuminata appena dal chiarore della luna che filtra tra le tende. L'aria è immobile. E lì, nell'angolo vicino all'armadio, lei mi guarda.
Non è umana. Il corpo è troppo sottile, le spalle curve in un arco innaturale, il collo inclinato di lato come quello di un uccello morto, come se non riuscisse a reggersi da solo. Le braccia prendono lunghe, troppo lunghe. E le dita… Dio, quelle dita… sono lunghe, sproporzionate, ossa sottili avvolte da un velo di pelle grigia, terminate da unghie che sfiorano il pavimento. Non riesco a distogliere lo sguardo da lei, anche se ogni fibra di me implora di farlo.
Provo a gridare. A chiederle chi è, a ordinarle di andarsene. Ma nessun suono esce dalle mie labbra. Il mio petto si alza e si abbassa a fatica, come se un peso enorme lo bloccasse.
Sono paralizzata.
Lei comincia a muoversi. Non cammina: scivola, trascinando quelle membra contorte verso di me. Il rumore delle unghie che graffiano appena il legno del pavimento mi lacera i nervi. Si ferma accanto al letto, poi lentamente si arrampica. La sento muoversi sopra le lenzuola, ogni movimento lento e deliberato, come se volesse gustarsi la mia paura.
Il suo volto è a pochi centimetri dal mio. Non ha occhi veri, solo due cavità scure e profonde. Ma sento che mi sta fissando. La bocca si piega in un sorriso storto, innaturale, troppo ampio, che scopre denti sottili e aguzzi. Un brivido mi percorre la schiena: quel sorriso è di qualcuno che non sa cosa sia la pietà, la promessa di qualcosa di peggiore.
Allunga una mano. Quelle dita, lunghe e ossute, si avvicinano al mio volto.
Io serro gli occhi. E prego. Prego di svegliarmi del tutto, che la paralisi si spezzi, che tutto finisca . Il tempo si dilata in un'eternità vischiosa. Finché...
Li apro.
La stanza è vuota. Il buio è immobile.
Respiro a fatica, il cuore che batte come se volesse spezzarmi le costole.
Eppure, mentre cerco di convincermi che era solo un sogno, dal fondo della stanza, proprio lì nell'angolo…
…qualcosa scricchiola.