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Guardando la luna penso a come,
Dopo il lungo digiuno del cuore,
All'improvviso un fulmine mi colpisce E prima i miei occhi, e poi il mio cuore rapisce.
Il fulmine non mi causa dolore,
Nel buio della ragione diventa un bagliore
Che spegne il cervello e accende il cuore.
Quel fulmine sei tu, Ermione.
Le parole adatte per raccontarti voglio trovare
Ma continuo a sbagliare,
Le cerco col cervello, ma non le trovo
Forse è meglio se con il cuore provo.
Che importa delle rime e delle regole
Io voglio parlare di lei e basta.
Se la poesia non ti piace, non mi interessa,
Lettore
Io voglio parlare di lei, di Ermione.
Io voglio parlare della favola bella
Che ieri t'illuse, che oggi m'illude.
Con i tuoi capelli aurei,
Con i tuoi occhi di diamante,
Con la tua bellezza devastante
Mi stordisci
Mi colpisci
Mi rapisci.
A usar la ragione non sono più capace
Al cervello dico: riposa in pace,
È il cuore che comanda.
Taci. Ermione
E ascolta il rumore dei nostri cuori
Che sembrano due strumenti di orchestra
destinati a stare vicini
Ma che un lontano Direttore ha destinato
a rimanere divisi.
Una favola così breve ma così forte,
Quella favola bella
,Che ieri t'illuse, che oggi m'illude,
Ermione.
Il lontano Maestro è la causa di questa illusione?
Forse, ma nei suoi confronti non porto rabbia o rancore,
Questi mi spegnerebbero il cuore,
E non sarei degno del tuo impossibile amore.
Perché lo so che in cuor tuo regna
Quello a cui la mia ragione si rassegna,
Cioè la favola bella
Che ieri t'illuse, che oggi m'illude,
Ermione.
Come un fulmine sei arrivata,
E come un fulmine ti ho salutata
Che fulmine strano,
Quando mi colpisce non causa dolore,
Ma quando sparisce è come una coltellata nel cuore.