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A mia figlia
Ecco che sparisci all’orizzonte incandescente
tra luci scomposte e frammenti di cielo
cammini su strade di rame e vento
con il passo che frantuma l’attimo
mentre io mi dissolvo, pietra tra le pietre
ombra nel crepuscolo, spettatore muto del tuo andare.
Sei polvere di stelle sul ciglio del mondo
mentre il tuo volo traccia linee d'inchiostro
nel caos della notte che ti accoglie ridente.
E le mani? Le mie mani ora vuote
graffiano l’aria, cercando quel sogno che eri
scivolato via come il fumo di giorni perduti.
Vai! Fenditi il petto con l’urlo del domani
lascia che i tuoi occhi divorino l’ignoto
in questa danza feroce di esistenze vagabonde.
Non c’è più nulla qui, tra le rovine del nostro tempo
solo il fantasma di un’eco, il balzo nel vuoto
di chi sa che deve lasciarti cadere, per vederti volare.
Ti guardo dissolverti in spirali di luce
sparire tra i gigli notturni e le fiamme dell'alba
e in quell’istante, in quell’istante soltanto
comprendo che l’addio è nascita.
A.S.