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Ogni mattina mi lavo, mi vesto, metto in borsa il portapranzo e vado a lavoro.
Mi piace variare, preparare sempre piatti nuovi e gustosi, oggi ad esempio ho portato un ottimo cous cous che però ho mangiato solo per metà.
Torno a casa e mi scordo di buttare gli avanzi e lavarlo, non importa, lo farò domani.
Il giorno dopo non mangio, non ho lavato il portapranzo e non ho preparato nulla.
Torno a casa, è ancora lì.
È rimasto nel lavello per un giorno intero,
non voglio vedere gli scarti del mio cibo,
non voglio immaginare la puzza quando lo aprirò.
Non lo lavo neanche stasera.
Non mangio ancora una volta,
torno a casa affamata ma appena vedo il portapranzo il mio stomaco si blocca.
Probabilmente avrà iniziato a fermentare; non voglio immaginare la puzza quando lo aprirò.
Non lo lavo neanche stasera.
Non lo lavo neanche il giorno dopo.
Non riesco a guardarlo.
Sicuramente sarà pieno di insetti.
Tutto al suo interno sarà in putrefazione;
non voglio immaginare la puzza quando lo aprirò.
Il brontolio nella mia pancia si fa sempre più incessante,
i giorni passano e lui è ancora lì.
Non posso entrare in cucina se lui è ancora lì.
Continuo a non mangiare.
Le settimane passano e lui è ancora lì.
A stento trattengo la fame, il solo pensiero che lui sia nel lavello mi riempie.
Sicuramente è colmo di muffa, un lontano ricordo del cibo che c’era in passato.
Sicuramente gli insetti si saranno moltiplicati, se lo aprissi invaderebbero la casa.
La puzza si spargerebbe ovunque e si attaccherebbe ai miei vestiti,
e allora tutti saprebbero del mio portapranzo.
Non so quanto tempo sia passato, il mio stomaco brontola ma gli impongo il silenzio.
Non vado a lavorare da giorni, un'inedia invalidante mi incatena al divano.
Sento gli insetti colpire il contenitore;
vogliono uscire, no
vogliono me.
Se non faccio qualcosa usciranno e invadranno la cucina, la casa, la città.
I crampi mi dilaniano e la muffa si accumula, ogni giorno si gonfia un po' di più
un giorno farà saltare in aria il coperchio e strariperà fuori.
Allora il fetore si spargerà ovunque,
e tutti sapranno del mio portapranzo.
Forse se attacco per prima ho una possibilità di vittoria.
Forse se aspetto ancora sarà lui ad arrendersi.
Il mio stomaco sceglie per me.
Mi copro gli occhi.
Mi tappo il naso.
Lo apro.
Prendo una forchetta:
“Buon appetito”