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Che cosa è
quando l’anima annega
e senti le spine
entrare piano nel fianco,
mentre le api restano
nei calici dei fiori
e tu sei sola,
chiusa dentro un sottovuoto.
Che cosa è
quando i tasti sono lì,
davanti alle dita,
ma rimangono silenziosi,
immersi in un’atmosfera
che non riesci a nominare.
E tutto resta oscuro,
come il sale
quando cade senza rumore.
Che cosa è
quando gli istinti si nascondono
dentro parole che non trovi,
quando un pensiero
rimane sordo,
quando un’idea muore
prima ancora di diventare voce.
Quando ti chiami silenzio
e non senti più niente.
Ma tu...
tu sei un fermo immagine,
qualcosa che rimane sospeso
mentre tutto intorno continua a muoversi.
Picchi le ali nell’aria
senza riuscire a partire,
lasci gli sguardi
e poi te ne vai.
Forse è questo
quando ci si affatica di fantasia,
quando si costruiscono fughe
che non portano da nessuna parte.
Un fermo immagine.
E dentro quell’immagine
non credi più a niente.
Che cosa è
questo gesto lento tra i capelli,
i tratti scuri
che sciolgono le ciglia,
come se anche il corpo
cercasse una via d’uscita.
Cerchi un senso
negli abissi del petto
e trovi soltanto
la malinconia.
Che cosa è
quando l’ansia delle caverne
ti sale dentro,
quando le cose perdono il loro nome
e anche il tuo corpo
diventa qualcosa da attraversare.
Quando non riesci più
a dare un nome a quello che senti,
a ogni pensiero rimasto a metà,
a ogni parola
che non hai trovato.
E ancora una volta
non senti più niente.
Ma tu...
sei ancora lì.
Come un fermo immagine
che continua a muovere le ali
dentro un’aria che non porta da nessuna parte.
Lasci gli sguardi.
Lasci il silenzio.
Lasci tutto sospeso.
E io continuo a chiedermi:
che cosa è?
Forse è soltanto questo.
Affaticarsi di fantasia
per non guardare in faccia
quello che siamo.
E rimanere lì,
immobili,
a cercare un nome
per qualcosa
che un nome non ce l’ha.-
G.L. 2023