5) Carmen e famiglia

scritto da NausicaaValli
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Testo: 5) Carmen e famiglia
di NausicaaValli

Finalmente la stagione ancora tipieda accennava a dare un po’ tregua a tutto e tutti con quelle belle giornate allungate di maggio.
Non che soffrisse di meteoropatia ma a Carmen aveva sempre fatto piacere ritrovarsi avvolta nella luce del tramonto primaverile mentre rincasava in auto anziché nel buio invernale e soprattutto aveva ricominciato ad avere orari più umani vista l’assunzione di ulteriore personale sottopagato e sovra sfruttato nel punto vendita che gestiva. Le dispiaceva vedere quei ragazzi sgobbare per sei mesi e poi esser mandati a casa senza manco la speranza di un’assunzione lievemente prolungata. Pensava poi che molti di essi fossero poco più grandi, di due o tre anni, della sua “piccola” Violante, la quale non aveva purtroppo ereditato né l’intelligenza matematica del nonno Vanni (piombata tutta su Caterina) né tanto meno l’incalzante e scalzante intraprendenza del padre Giorgio (scaturita tutta in Costanza) e la cosa la preoccupava. Arrivata ad entrare nel garage di casa, la mamma si spaventava spesso per l’avvenire della più giovane delle figlie: come si riassumeva in testa mentre faceva marcia indietro per entrare meglio con la macchina nel piccolo varco, non avendo preso nessuna “peculiarità” utile per saper come stare al mondo, cosa ne sarebbe stato di lei in futuro?! Non sarebbe certo stata in grado di affrontare un percorso universitario come le altre due, si diceva: Costanza, che non era un genio ma aveva una memoria ed una parlantina eccezionali, aveva stordito di chiacchiere, ripetendo, prima i genitori (anzi solo Carmen visto che si erano già separati con Giorgio quando lei era all’università), quindi i professori agli esami ed ora i malcapitati che aveva sotto di sé sfruttando la sua laurea in Management (unica parola che si ricordasse la madre della facoltà della primogenita); Caterina invece stava ultimando i suoi studi in una qualche facoltà matematica (anzi forse era proprio Matematica… chi lo sa… Carmen glielo avrebbe chiesto per la n-esima volta prendendosi l’n-esima sfilza di infamate dalla secondogenita). Ma Violante… cosa avrebbe fatto lei?! Intanto ancora non c’era stato verso di inserirsi correttamente in quel maledetto passaggio e così toccava far manovra per la terza volta… ma tornando a Violante: quella ragazzina stava sempre in camera, se non era in camera, era fuori e sempre ma sempre con quel cellulare in mano. Che prendesse 4 o 10 a scuola, non gliene poteva importare di meno ed anzi, la cosa realmente preoccupante era che apparentemente non le importava niente di niente ma in compenso era serena e gioiosa, a differenza di Caterina… oh Madonna santa quella ragazza… ora che ci pensava Carmen, anche Caterina era sempre chiusa in camera, sì, ma per sfiancarsi su quei libri e certo non faceva bene manco quello… ripensandoci ancora più intensamente, ora che finalmente poteva inserire il freno a mano per scendere da quell’auto, Caterina era sempre stata la più scontrosa, insicura e scontenta delle sue figlie… oh santo cielo! Che sarà di queste mie citte.
Tutti questi pensieri di mamma si chiudevano con lo sportello della macchina alle spalle per lasciar spazio alle turbe relative al fisico.
Nel garage erano stati stipati a regola d’arte sui lati alcuni mobili, quali antichi quali intanto vecchi, appartenuti agli svariati inquilini delle case del poro Vanni e giustappunto la specchiera da toilette da camera di chissà quale nonna regalava l’immagine sfatta (a suo dire) del corpo di Carmen. In quello specchio inclinato e contornato da ferro battuto Carmen poteva vedere tutto ciò che si sarebbe voluta e potuta evitare volendo: una vecchia sformata. Corse via da quell’immagine tanto rivoltante ritrovandosi per le scale a rimpiangere di non essersi subito diretta verso dalla parte opposta.
Sentì degli schiamazzi corrispondenti al pianerottolo di casa sua: erano Violante col padre.
“no dai babbo! Fermo! Non viene sennò!”
“Vio sei te che sei rimasta uno scricciolo e non entri nell’inquadratura!”
Si stavano facendo i selfie per le scale e Carmen rimase lì a mezz’aria ad osservarli da cinque o sei gradini più in basso quasi rispettosa di quel loro istante insieme.
“Carmen!”
“mamma!”
La video e le sorrisero abbastanza stupiti di vederla già a casa anche quella sera.
“ciao!” fece lei sommessamente senza muoversi e stando ormai quasi genuflessa su quello scalino per il dolore che aveva ai piedi.
“mamma vieni ci si fa i selfie!”
“no no! Ma sei matta Vio! Io le foto coi selfie, come si chiamano- Dai dai fammi entra-” la figlia provò a bloccare verbalmente la madre che intanto si era insinuata tra i due per varcare la soglia di casa ma ci pensò l’ex marito a bloccarla fisicamente prendendola per la vita.
“e dai Carmi, mica ti succede niente!” Carmen si sentì cingere esattamente nel punto che le dava maggiore insicurezza ma soprattutto ciò che la stordì e la lasciò ferma immobile e subire una cosa come venti scatti, fu il sentirsi chiamare come l’aveva chiamata per tutti gli anni di fidanzamento e matrimonio (e divorzio a quanto pare) l’unico uomo che mai l’avesse sfiorata.
“guardate guardate!” Violante cominciò a scorrere le foto nello schermo del telefono entusiasta della partecipazione della madre.
“che belle! Poi mandamele su WhatsApp quelle che ti garban di più!”
“mamma!”
“…”
“mamma?!”
“…”
“mamma!!!”
“Violante che c’è! Che urli per le scale! Mamma mia! Menomale ci si sta solo noi qui-”
“sì sì scusa! Guarda bellina!” e la donna si ritrovò uno dei suoi peggiori incubi convertito in pixel: partendo dalla sinistra dello schermo c’erano Violante e dall’altra parte Giorgio che si stringeva al fianco Carmen. Si scrutò inorridendo a quell’espressione tra il sorpreso ed il cercare di sopprimersi a quella tortura che era il rivedere la propria immagine riprodotta o riflessa.
“Vio cancella tutto eh! Cancella questa cosa! Sembro la befana!... oioi…”
“siamo venuti tutti bene! La metto su Instagram-”
“non ti azzarda’ manco per scherzo Violante! Sono seria, togli tutto”
“ma-”
“tienila ma ‘un la mette’ su internet, lo sai che a mamma queste cose non garbano”
“vaaaa bene!” e rincasò continuando a maneggiare quell’aggeggio infernale.
I due ex coniugi rimasero sul pianerottolo con Carmen che ancora doveva riprendersi da quell’assalto così subdolo.
“quanto sei stanca?” Giorgio prese a parlare con la sua voce seria e dal timbro quasi cupo.
“eh…” sospirò la donna tentando di allacciarsi il bottone della giacca del tailleur.
“si vede…” e da dietro dove era, Giorgio le mise le mani sulle spalle strofinandole in su e giù in cenno di comprensione.
“ah grazie!” Carmen tirò fuori quel briciolo di risentimento che la rendeva quasi grintosa rispetto al suo solito.
“ma no, ma che ha’ capito Carmi…” e Giorgio si mise a ridere prima col naso e poi a sospiri: quando faceva a quel modo l’ex moglie le aveva sempre ricordato un pulcino arrabbiato, più tenero che spaventoso.
La donna lo guardò nella bellezza della sua risata e si placò immediatamente, come si sentisse rassicurata. Si voltò anche lui verso di lei e, rifacendosi seri, si osservarono.
“questo lavoro ti ha sempre massacrata” la mano dell’uomo si diresse verso la nuca della donna, liberata dai capelli grazie ad un mollettone nero e la carezzò.
Carmen si allontanò con tutto il corpo annuendo e quello che un istante dopo sarebbe potuto diventare un silenzio imbarazzante, fu prontamente eclissato dal cinguettio di Luz.
“ma che ce fate aqui fori! Viene en casa! Ben tornata Carmencita! Ciao Jorgio!”
“ciao Luz! Ciao Ca-”
“n-non resti a cena?” ecco che ci stava ricascando.
“eh- no, s- no… no no Carmen grazie… ci vediamo, buona serata donne” e si chiuse la porta.
La cena non fu niente di troppo diverso dal solito e, una volta arrivata finalmente quella benedetta ora di andare a letto, Carmen augurò a tutte la buonanotte, si fece una bella doccia calda, di quelle che proprio ti rimettono al mondo, si distese, si coprì e stette lì al buio ad occhi aperti a pensare.
Quello che doveva essere l’effetto rilassante della doccia cocente, si tramutò in un fiume di ricordi che l’abbandonarono a tarda notte.
Era in una di quelle serate in cui aveva indosso una delle minigonne cucite da Zaira in cui Carmen e Giorgio si conobbero. Se non era il 1974, sarà stato il ’75… non più in là di metà anni’70 comunque perché in quel periodo si diventava per la prima volta maggiorenni a 18 anni.
Erano a ballare quando i rispettivi gruppetti di amici si “scontrarono”. Per la precisione erano proprio in casa di una delle migliori amiche di Carmen.
Carmen era quella dal nome da cui ci si sarebbe “aspettati di più” in quanto a manualità e che quindi catturò maggiormente l’attenzione di Giorgio, complici anche i bei capelli dorati e lineamenti del viso: mentre ballavano uno dei tanti “lamenti” di Baglioni che si facevano bastare come lento, il ragazzo si rese presto conto che quel nome tanto focoso cozzava pesantemente con l’atteggiamento infantile ed ingenuo della dolce biondina che cercava di cingere da un po’ di minuti ma con la massima allerta visti occhi vigili del parentado femminile fatto da zie mezze addormentate sulle sedie accostate alle pareti.
Carmen rimase subito folgorata da quel giovanotto non troppo alto ma ben proporzionato rispetto a lei. Si sentiva lusingata quando lo rivide approcciarsi a lei ad altre feste successive a quella che le fu galeotta. Si sentiva ancora più lusingata quando un pomeriggio se lo ritrovò in una Fiat 127 color verde oliva ad aspettarla all’uscita dalle Scuole Magistrali finchè non gli crollò definitivamente e tra le braccia nel terrazzino della sua cucina in una serata dell’ultimo dell’anno.
Quello che per Carmen rappresentava il primo bacio, era per il bello ed un po’ montato Giorgio invece soltanto uno dei tanti che già aveva dato, che le avrebbe poi dato e tentato di dare in futuro… e non solo a lei. Preludio di quella che poi sarà la di Carmen e di lui famiglia.
5) Carmen e famiglia testo di NausicaaValli
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