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In cima ad un monte,
all'incrocio di quattro alberi che fan cornice a un sole che non scalda
in una stupida primavera,
che non da, ma che rimanda,
mi hai portata lì.
Da dividere un panino,
due sigarette accese al sapore di storia cominciata,
proprio lì, con te mi hai portata.
Ci siam conosciuti con la musica alle orecchie,
da lontano mi dicesti che volevi portarmi al mare,
con i pesci e le carezze.
Ma che senso ha,
parlare se poi,
tutte quelle sillabe son state calpestate e rimaste indietro noi.
Rovinate dalla nebbia dei tuoi occhi, dal peso di te.
Hai lasciato che tutto questo rimanesse solo e soltanto a me.
Adesso la me è dispersa tra la pioggia di una città nobile,
dalla perla del mediterraneo
fatta a pezzi come un sommergibile
schiantato dentro all'oceano.
Identità che cammina tra le strade che poi portano ad una piazza
in cui girano le voci che provengono da macchine
dopo la scia verde dei semafori impazziti.
Che cosa sarebbe stato?
Se ci avessi un po' creduto,
se avessi fatto scivolare
la tua freddezza,
la tua assenza
la mia speranza
verso cose nuove, verso l'immensità del "che ne sappiamo noi".
Ma tutto questo, è rimasto solo a me.