Il poggiolo

scritto da Paulus
Scritto Ieri • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Autore del testo Paulus

Testo: Il poggiolo
di Paulus

Ha inforcato gli occhiali, le lenti sono opache e appannate per la condensa. Mai una volta che schiudano le finestre di cucina per arieggiare. L'aroma dello stufato lo distrae, il vapore si deposita, al tatto — non sa perché — è quasi untuoso. Le goccioline sembrano un'iridescenza oleosa. Il lavaggio delle lenti è rituale: una passata con il bicarbonato (nonostante sia abrasivo; se ne rende conto, ma è abitudinario: non rinuncerebbe all'esistenza per la morte, se non altro per pigrizia), una passata con la pezzuola. Immagina quel taglio di carne che sobbolle nel fondo di cottura, con quegli odori che lo inebriano risvegliandogli l'appetito dormiente. Ogni tanto si punge, si rovescia su un lato, si stecca se il trancio è magro o — come dice lui — di magro. Quante domeniche fa? Quando pranzava e la nonna faceva il brasato, e sullo schienale era ancora appoggiata la giacca del nonno che se ne era andato da qualche mese. Quando si serviva anche tre volte dalla fiamminga, abbassando gli occhi per pudore: gli sembrava di fare una figura barbina; la madre gli aveva insegnato che la prima regola del bon ton è la misura a tavola. Ancora quel picchiettio dell'orologio da muro, il medesimo che cadenzò il tempo della veglia. Suo padre si annodò una cravatta nera a tinta unita su quel collo scarno, rubizzo; la madre calzò ballerine accollate colore della pece. Con il brasato la nonna dorava le patate tagliate a filetti nel tegame di ferro (qualche volta l'olio svaporava). Piluccava più per condividere il pasto che per appetito. Poi si metteva a fare la calza. I primi fiocchi di novembre toccavano il selciato. Con il naso appiccicato al vetro scrutavo quel cielo grigio chiaro, immaginando che dietro la caligine bianca fosse appostato qualcuno, proprio all'angolo della panetteria. Quando la nonna sbaraccò, l'alloggio fu messo in vendita: ogni tanto rimiro ancora il poggiolo. Chi vi dimora? Ogni tanto qualcuno scosta le tendine. Il letto era ancorato al pavimento e posto nel braccio sud dell'ospizio, a mezzogiorno. Pensai alla sua fortuna: su quel lato il sole picchia anche d'inverno. Ogni settimana le facevamo visita. Ma lei ormai non riconosceva più nessuno. Mia madre si asciugava gli occhi nell'atrio dell'ospizio quando si riprendeva la biancheria. Traslocammo a novembre; mio padre, promosso di grado, prese a pigione l'appartamento in cui ancora risiedo, e sono trascorsi più di sessant'anni. Sono qui ancora, allo scrittoio, senza la penna a sfera, intento a fissare guizzi di memoria sul monitor.
Il poggiolo testo di Paulus
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