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A furia di palle che girano e di palle cadute a terra, l'umanità sta bucando la maglia della tela spazio tempo. Ne abbiamo fin sopra ai capelli di pecore e pecoroni e il gregge sta brucando lo spazio: peccato capitale, manca l’erba da fumare, Dio purtroppo non ce li ha messi i prati verdi e i fili d’erba sotto le stelle.
Non è che forse stiamo cercando l’erba, anziché l’acqua? Noi siamo il mondo, come la canzone, ma quello che non si è fermato mai di girare sono le nostre biglie, e la terra sta sprofondando nell'abisso più profondo oltre lo spazio tempio, e per colpa solo dei nostri coglioni. Porta troppi pesi nella sua solitudine e nella nostra rabbia; sembra una gabbia di sabbia, non più un pianeta e nemmeno una pineta. Una pozzanghera d’acqua grande quanto una lacrima in un deserto. Ma non voglio diventare patè opatetico ma non posso fare a meno di segnalare che
ci sono troppi coglioni giulivi che girano sulla terra. Troppi coglioni, vedo, caduti sulla terra. Nati come sotto forma di un disturbo. Pallioformi.
E alla fine chi si è rotta veramente i coglioni è proprio la terra.
Che è per quello che si sta surriscaldando.
Mi dispiace solo per il povero Einstein, che ci è rimasto male, senza maglia.
Magari lassù, col freddo che fa, si sarà di certo buscato un bel raffreddore;
si sarà raffreddato un poco, il suo entusiasmo.
E dalle alte quote celesti ora melo immagino, nella mia fantasia traviata, che starà rivedendo i calcoli e la sua formula: eccì al quadrato, e al posto di emmecìquadro melo vedo sventolare un piccolo fazzoletto blu inmano, in segno spirituale e spiritoso di resa. Ci saluta da Espiritato, come ad asciugarsi infocate lacrime celesti.
Ma anche questa è relatività: mica poteva prevedere che la legge dell’universo si sarebbe piegata all’attrazione umana verso una massa sconosciuta di alieni che, da buoni coglioni eletti, la governano in simbiosi con un’altra bella e abbondante massa rotonda, altrettanto zebedeica che come loro non crede più a nessuna legge dell’amore o morale.
Umorale, Ormonale e spirituale, tre specie di spirito dentro l’ormospiritosanto dell’ ipocondriaco uomosennosano: lomosennons, Sennonusa il cervello si sente male, perdavvero.
Io lo chiamo il nuovo lascito: stiamo solo lasciando quello ai nostri figli: solo i coglioni e le nostre palle mancate.
È il glande testicolamento dell’umanità: stiamo d’annunziando un mondo venuto poeticamente accazzo. Da buone pecore mi aspettavo almeno Pascoli.
Menomale che la buona novella alla fine sarà che almeno non ci romperemo più le palle di Natale scambiandoci gli auguri.
È una questio di vita o di morte divina la resistenza del r’esistere; è di vino devoto o di voto profano, il vuoto di castità di questo tralcio fatto a straccio. È più sacro o elettorale, il voto dellavita?
La democrazia, già. La metà dei letti non legge più e l’altra metà non vota. E i primi scrivono sempre, le leggi. Sono gli eletti. Ma quali eletti se la metà dei non letti non elegge più e l’altra metà non legge ma elegge?
Ma di cosa stiamo parlando? Che la meta dei lettori è il non vota e l'altra metà non Legge, di questo tipo di demo palliamo. Di demografia e Crazia: la nascita del potere è godere.
Ma anche questo lo sapevamo già; che è per questo motivo che l’hanno inventata quella fogna di finto governo pocolare: Questo è e sarà sempre il vero verme insito nella democrazia universale.
Si vive, si vota e si muore di ignoranza. Sembriamo tutti il cielo in una ignorata stanza.
Come scrivere per volare, e negarlo cantando nel blu dipinto di Bruges.
Lo posso fare? Sì che posso. È più per spirito fiammingo o fuoco di Sant’Antonio se io sono belga e suono pittore e mi vien subito di colpo associare volare volere e valore? Pensateci pure, non dovete rispondermi subito.
Giogo con le parole ma non con la Parola.
Ma la tela ritorna nello spazio divino senza tempo e senza Tempie; perché non c’è logica, né lirica né tenzone, che non abbia in sé una crepa e un mistero;
Siamo la tensione di un tempo solo, un tuttuno tra il dove e quando, come fossimo per un tempio smarrito in un luogo non sacro; se si moltiplicasse la luce dell’universo si rimpicciolirebbe nell’infinito fino a raggiungere il suo finito. Compiuto. Non compiuter.
La democrazia, dunque, ha lo stesso problema di fondo di sempre, che è poi lo stesso della teocrazia; e cioè che più della metà degli eletti non legge più, e la Legge, che è uguale per tutti, diventa la metà della verità, e la meta diventa la metà e cioè una vera bugia;
e di conseguenza l’affluenza alle ulne sale e quella alle urne cala.
Svuotano scheletri che muoiono anime. Votiamo degli scheletri che se ne infischiano delle anime.
Manca poesia politica. E fosse solo in quella.
Insomma, oggi potevo starmene zitto e ho perso un’altra occasione per farlo, ma quello che mi opprimeva dirvi velo ho detto: la teoria della relatività si è Ribaltata dalla tomba e, assieme a lei, anche Einstein.
Che poveretto gli saranno tornati i capelli tesi dopo che gli si erano acquietati per via della legge di gravita permanente di Battiato; e per cosa?Grazie alla scienza e alla mirabolante ricerca sul quanto, mica a quella sul cancro ( magari ci scavassero a fondo su quel male).
Quanto dovrà durare ancora questo accanimento subanimale di tipo ipo?
Sottomolecolare, c’è una morale?
Perché per quanto in fondo alla riserva possano andare, stanno soltanto riscoprendo che l'atomo nel micro si oppone al macro e che al battesimo dell’ universo c’è stato un big slang, senza bum e senza beng; un modo di dire più dialettico e meno fisico, una parola anatomica e che per correggerlo bisogna adesso ammettere che sia biologicamente spirito di luce, la legge al suo interno.
E non al suo inferno.
L’intorno è infermo
e l’interno è fermo.
L’inferno è mosso d’altro.
Ha gli atomi paralleli alla luce.
Non la incontrano mai.
Ha gli elettroni che si muovono per disperazione,
come dannati nel girone
degli orbitali.
Che Dante era più scienziato
di Faggin,
Diriac
e Rovelli
messinsieme.