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I primi freddi silenziosi, da un momento all'altro, in penombra, tra una foschia e una nebbia che "non è più come un tempo". Un led freddo davanti la bici che uso ogni giorno, un altro dietro che pulsa. Sempre, ancora, almeno lui. Il ritmo prende una piega diversa ogni giorno. È sempre lo stesso eppure, per qualche ragione, diventa automatismo. Il cappuccio, il caffè coi colleghi. Buon lavoro, buona giornata, buon chissà cosa. Non posso non pensare a certe uscite in bici da corsa, dove le gambe non rispondono come vorresti eppure arrivi a meta perché, in fondo, ce l'hai. Le storie delle persone si fanno meno interessanti, l'entusiasmo feriale è già assopito nella nicotina elettronica, la tensione per ciò che non esiste accompagna ogni movenza. Accoppiamento e compagni, compagnie, nessuno è soddisfatto dell'altro, chiunque sia. Mi chiedo allora perché continuare, certe situazioni. In fondo la risposta la conosco ed è quella voglia immane di dare voce a un romanzo che nessuno ha chiesto e che non è nemmeno necessario scrivere. Mando giù l'ultimo sorso, esco, due svapo che escono dalle narici in perfetta geometria. Non ho voglia di leggerli oggi. L'ascensore, la camicia, la vita fuori la vita per condurne una che forse neanche vorremmo. Ti scriverei una lettera, se sapessi il tuo nome.