NEGLI OCCHI DI MARTA
(VENERDI' 6 SETTEMBRE 2013 "1001" "3820")
All'inferno all'improvviso
tra le fiamme appare un viso.
Non sempre la sua espressione era serena,
ma riusciva comunque a placare la mia anima in pena
che vagava inquieta in quei misteriosi roghi
con la sola compagnia dei miei illustri colleghi.
Adesso accanto a me c'è un gattino nero che gioca sul divano,
il mio sentimento per te, però dal mio cuore non è andato lontano.
E' sempre lì che aspetta il tuo sorriso,
è sempre lì che aspetta di volare in paradiso.
Fisso gli occhi del mio gatto
ripenso ai tuoi come un matto.
Mi mancano da morire,
attraverso quelli avevo la sensazione che il mondo, che la nostra amicizia non dovesse mai finire.
Negli occhi di Marta la fredda Polonia,
negli occhi di Marta i bambini della Telecom in colonia.
Negli occhi di Marta Ula, Sylwia e Ludovica,
negli occhi di Marta un sorriso per me, che ti è costata tanta fatica.
Ti amo, certo te l'avrei detto
se non fosse giunto quel giorno maledetto
quando un fulmine nel garage il quadro della luce ha bruciato,
quando il temporale il pavimento della 226 e della sala ha allagato
quando riapparecchiavamo le colazioni a lume di candela,
quando mi hai chiesto di passarti i cucchiaini, allungando la mano a sfiorare di un quadro la tela.
Poi le dita di quella mano
si sono strette alle mie, che ti passavo i cucchiaini piano piano.
Avrei voluto che quei cucchiaini si moltiplicassero all'infinito
per non fermare mai più quel momento in cui il mio cuore batteva così forte da sembrare impazzito.
Quel momento in cui nei tuoi occhi mi sono soffermato.
Quello era un addio, il giorno dopo me ne sarei andato.
Ma tu non lo sapevi.
Quando mi sorridevi così, dolce come sempre, nei miei occhi cosa leggevi?
Negli occhi di Marta un sentimento represso,
negli occhi di Marta l'ombra di un rimprovero mai espresso
verso colei che ha abbandonato il suo lido
per farmi abbandonare il mio nido,
che mi ha fatto guardare mia madre con un'espressione amara,
che mi ha fatta pronunciare una parolaccia davanti a Martina e a Chiara.
Stà tirando un po' di vento, il sole si è oscurato,
il gattino è sempre a casa che gioca con Boris, rassicurato.
Fra poco lo porterò dalla mia cuginetta, a lei lo avevo da tempo già promesso,
ma a te, Marta, neanche un addio, un ti voglio bene, un bacino per salutarci mi è stato permesso.
Sono scappato all'improvviso,
senza guardare più il tuo bel viso.
Senza che il tuo dolce cuore
avesse avuto il tempo di provare per me un po' di amore.
Scocciata e quasi arrabbiata ogni volta che ti accorgevi
che ti stavo guardando quando gli occhi bassi avevi.
Era bellissimo fissarti di nascosto,
ti amavo e di questo il mio cuore se ne è subito accorto, tanto da riservarti un privilegiato posto.
Aspettavo i tuoi sorrisi,
come chi aspetta di essere sollevato al più presto da un periodo di crisi.
Aspettavo la tua dolcezza,
quando quelle poche volte scherzavi con me con tenerezza,
quando il destino ci faceva servire nello stesso tavolo
e tu mi finalmente mi parlavi, ma io non ci capivo un cavolo.
Mannaggia Luca, mannaggia a te che non hai mai imparato l'inglese,
non saprò mai se tu, con quella faccetta scocciata mi avessi rivolto delle offese.
Ma gli occhi sono lo specchio dell'anima,
gli occhi non ingannano mica.
Negli occhi di Marta una luce che brilla,
negli occhi di Marta il sogno di una stella.
Una stella che regalerà il suo calore lontano,
lontano da me e dalla mia mano.
Dimenticati che esisto, non saremo mai più amici.
Marta, ma cosa mi dici?
Io di te non potrei mai dimenticarti,
preferirei morire domani che vivere mille anni senza incontrarti.
(Luca Carucci)
NEGLI OCCHI DI MARTA testo di Chiara Nicolanti