Ricordo le ginocchia sbucciate in quel cortile,
le corse in bicicletta di quel pazzo Aprile,
un bimbo come tanti mi volevo divertire,
la mamma mi sgridava “non ti farò più uscire“,
ricordo quella voce, era un uomo gentile,
a volte mi faceva suonare il campanile,
col tempo ho capito che non era solo un gioco,
bruciavo ogni volta nello stesso rogo…
Ma non so che mi succede,
quando mi viene a trovare,
verso il vino in un bicchiere,
io non riesco a respirare,
vengo avvolto da quell’ombra,
che vedevo da bambino,
e fa male, fa male, il mio aguzzino….
Diceva spesso che era un’amicizia speciale,
che lo faceva per me, per allontanarmi dal male,
io mi fidavo, rispondevo con un sorriso,
vedevo tutto questo come un gesto divino,
gli incontri diventarono sempre più frequenti,
non si accorsero mai di nulla, amici e parenti,
era una persona vicina alla mia famiglia,
dentro la talare c’era una canaglia…
Ma non so che mi succede,
quando mi viene a trovare,
verso il vino in un bicchiere,
io non riesco a respirare,
vengo avvolto da quell’ombra,
che vedevo da bambino,
e fa male, fa male, il mio aguzzino….
Il silenzio mi ha accompagnato per anni,
falsi sorrisi nella mia testa, trafitta da aghi,
perché si è nutrito della mia ingenuità?
ho sotterrato nel cuore questa verità,
i sensi di colpa sono come pugnalate,
il pensiero che ad altri abbia fatto del male,
ho preso coraggio, ho messo fino a quel suo gioco,
spero che per sempre, bruci nel mio stesso rogo….
Ma non so che mi succede,
quando mi viene a trovare,
verso il vino in un bicchiere,
e lui dopo spezza il pane,
io lo guardo e non reagisco,
è già pronto per il rito,
fa male, fa male, il mio aguzzino….
Il rito testo di ZeRuS