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Invettiva
(rivolta ad un allora giovane politico, di poi deputato per una legislatura)
È uomo senza invidia,
trent’anni ha sul suo collo,
non teme alcuna insidia:
per lui, ciascun è un pollo.
I merti suoi si stagliano,
pel mondo in ogni parte,
ei genitori sbagliano,
nel dirgli ch’è senz’arte.
Lui posa, con gran mimica,
a bell’imprenditore,
a Dio della politica,
a noto seduttore.
Corteggi bigi e squallidi
gli fan sempre contorno;
sol loro i pregi pallidi
confondono col giorno.
Se i detti suoi approvano
i membri di tal corte,
perché, poi, non lo votano
le genti malaccorte?
Se innumeri e bellissime
lo assediano le gonne,
perché son costosissime,
o racchie, le sue donne?
Se, nel lavor, ammettono
che’l suo cervello ferva,
perché sol lo commettono
pei conti della serva?
È ferma la sua crescita
agl’anni ch’era un bimbo;
il resto è solo recita:
lasciatelo al suo limbo.
Lasciatelo alla trottola
del suo parere fermo,
lasciate che la frottola
gli sia perpetuo schermo.
È paffutello, è sapido,
è ricco più del Duomo,
è bello, buono, splendido;
non pare quasi un uomo?