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Sotto un cielo di piombo spento
la terra si è avvolta in un manto di quiete,
neve che non cade più,
solo resta,
come un respiro trattenuto troppo a lungo.
Ogni ramo è una linea sospesa,
ogni pino un monaco
in meditazione
il mondo ha abbassato le palpebre
e tace
per ascoltare ciò che dentro pulsa ancora.
Poi, un graffio azzurro nel grigio
un uccello,
solo un’ala che taglia l’aria
senza rumore,
un segno di matita su carta velina.
Non fugge, non conquista.
Attraversa.
Porta con sé la notizia che il freddo
non è fine,
ma stanza in cui il seme
si ricorda di essere vivo.
E noi,
fermi sotto quel manto,
sentiamo il cuore battere più piano,
più profondo,
come se anche noi fossimo diventati
parte della neve,
parte del silenzio,
parte del volo che ancora non sa dove andare
ma sa che andrà.
La quiete non è assenza.
È la forma più paziente dell’attesa.