Conny

scritto da redheadlove
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Autore del testo redheadlove

Testo: Conny
di redheadlove

Era una bella mattinata di primavera inoltrata, il sole bagnava di luce i campi di grano, inframmezzati di papaveri in fiore che rosseggiavano occhieggiando come bottoni di vernice in un cappotto di velluto. Mio nonno era seduto vicino alla porta della stalla, su di uno sgabellino vecchio e storto quanto lui a intrecciare un cestino in vimini. Le mani bitorzolute e goffe intrecciavano con rara grazia gli stecchi ancora freschi. Aveva un cappello troppo grande per lui, che gli pesava sulle orecchie abbassandogliele buffamente. Il mio dolce nonnino! Cosa c’è di più dolce, di più buono di un nonno? Mi vide e mi sorrise, con la sua barba incolta e col sorriso mezzo sdentato. Portavo un vestitino rosa, un paio di ballerine lucide, rosa anch’esse. Avevo anche io un cappellino, di paglia, con un nastro bianco intorno. I miei riccioli biondi e il mio viso bello completavano l’immagine che il mio nonnino vedeva: una graziosa signorina.

“Sabrina!” mi disse e allargò le braccia rimanendo seduto. Io allargai le braccia e corsi verso di lui lasciando cadere un mazzolino di margherite che avevo appena raccolto. Lo abbracciai, sentii il suo odore, l’odore del tabacco che fumava, l’odore del vimini. Mi tolse il cappello e mi scarmigliò i capelli.

“Lo vuoi un coniglietto?” mi chiese coi suoi occhi azzurri e buoni.

“Certo!!!!” esclamai felice! Un coniglietto!!! Tutto per me!!!

“Prendilo, scegli il più bello!” mi fece con un sorriso dolcissimo.

Sgambettai nella stalla, l’odore umido della paglia e dello sterco degli animali mi avvolse in un caldo abbraccio. Non mi dava fastidio, nemmeno me ne accorsi dalla gioia che provavo. I conigli saltellavano in una sorta di gabbia enorme. Premetti il paletto che serrava la porta, era duro, si aprì con uno scatto. Entrai lesta e mi richiusi la porta di legno e rete alle mie spalle. I conigli spaventati fecero gregge in un angolo.

“Coniglietti belli! Chi vuol venire con me?” cantilenai adocchiando chi fra loro potesse essere scelto. Feci alcuni passi verso di loro e ci fu un fuggi fuggi generale. Mi colpì l’occhio un piccolo coniglio bianco con una toppa nera che partiva da un occhio e arrivava a coprirgli l’orecchio.

“Coniglietto! Vieni da me!” ma lui, o lei, non era molto convinto. Sfuggì. Lo rincorsi vedendo solo lui fra i tanti. Gli facevo piccoli agguati, ma inutili. Alla fine lo costrinsi in un angolo. Si vide perso e si rassegnò. Mi accosciai e gli sorrisi. Forse lo fece anche lui storcendo il musetto candido. Allungai le mani verso di lui, piano. Si guardò intorno, poi si fece prendere.

Me lo strinsi in grembo, facendogli una culla arricciando la gonnellina. Palpitava, era caldo. Sentivo i suoi respiri affannati. Lo accarezzai, e abbassò le orecchie. Uscii cautamente richiudendo la porta.

“Ti chiamerò Macchiolina!” gli sussurrai dolcemente, e lui mi fece di sì col capo, evidentemente il nome gli andava a genio. Andai verso il mio nonnino dolce, col coniglietto in grembo.

“Conny! Ti chiamerò Conny!” gli dissi ripensandoci, Conny è un nome sia da maschio che da femmina.

A piccoli passi andavo verso il nonno che mi sorrideva. Com’era buono il mio nonnino, e che bel regalo mi aveva fatto! Pensai di metterlo in camera mia, avrei svuotato la scatola dei libri di scuola vecchi, che tenevo sotto al letto, e con un coltello avrei fatto un’apertura, l’avrei capovolta e sarebbe stata la sua casina!

“Nonno nonno! L’ho preso!” esultai andandogli incontro.

“Brava!” mi disse lui e mi sorrise felice. Mi avvicinai per farglielo vedere. La sua mano, bitorzoluta e goffa, gli accarezzò le orecchie.

In un attimo gliele strinse, me lo tirò via dal petto. In coniglio fischiò. Il nonno, rapido, gli spezzò la colonna vertebrale all’altezza della nuca con un colpo secco della mano libera. Il coniglio strabuzzò gli occhietti, scalciò vanamente in aria e rimase con le gambe ferme.

Come il mio cuore.

Con gli occhi gonfi di lacrime che non uscivano guardai il nonno. Aveva uno sguardo che non gli avevo mai visto. Si tolse di tasca dalla camicia un coltello, lo aprì con un gioco di dita e lo affondò nella pancia di Conny. Lo sventrò, e gettò le interiora lontano. La mia bocca rimase aperta come la pancia di Conny. Lo ripiegò e lo mise nel cestino di vimini che aveva appena finito. Me lo porse con un sorriso.

“Portalo alla mamma! Vedrai che ti piacerà!”

Le mie gambe si incamminarono e mi portarono verso casa. Le mie lacrime si confondevano lungo il cammino con le gocce di sangue che il coniglio lasciava sul terreno. Le gocce rimasero più a lungo delle lacrime a marchiare la terra. Mai più mangiai niente che avesse avuto occhi
Conny testo di redheadlove
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