Contenuti per adulti
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Quante volte guardare
pazzo per la paura
dovrò il mar roboante
che morte nera annuncia?
Accanto ai remi stanchi
su travi unte di sale
a tremar siam rimasti
delle insidie scampate.
Ma risparmiami, o dea,
se ascolti dagli abissi,
non far vana l'attesa
di vedere i miei figli.
Li ho visti ieri notte,
quando il nero del mare
giunge degli astri al letto,
della Luna all'altare.
M'han detto: "Guarda avanti,
non perder di vista Itaca,
sì, t'aspettiamo da anni,
ma è speranza che c'incita
a creder nel ritorno,
quella forza divina,
che se anche fossi morto,
saresti ancora in vita".
Se sei tu la carezza
del vento sulle dita,
del canto della cetra,
del sole la mattina,
fa' che ungan fredde lacrime
il viso di chi soffre
e che t'invoca supplice
odiato dalla sorte
come or fanno col volto,
pallido ed emaciato,
di me che, pover'uomo,
tanto, tanto ho peccato.
Mangiai coi miei compagni
del Sole i grassi armenti,
per le Chere evitarmi
e aver carne tra i denti.
Nella sosta fatale,
solo uno resistette
ai morsi della fame,
uomo forte e paziente
che ora regge il timone
della nave pesante
dal timor per il fulmine
del padre Zeus tonante.
Ma tu figlia di Cadmo,
Leucotea divina,
anche tu un corpo umano
tu anche avesti famiglia.
Abbi pietà del gruppo
che ancor vive da Troia,
donami il dolce frutto
del gran dolore in guerra,
la vista dell'amore
nella pura sua forma:
l'abbraccio di mia moglie,
della mia casa l'ombra.
Ma se mi son macchiato
d'un troppo grande errore,
non aver ascoltato
d'Odisseo le parole,
concedi a lui il ritorno,
che arrivi sano e salvo
e perpetui il ricordo
del suo onesto alleato.
"Del fedele compagno
il nome è Perimede,
vendicò a Elena d'Argo
la rocca dell'arciere".