La prima volta che….
Sesso, fame e paura, i tre istinti primordiali dei membri del regno animale, di cui l'uomo ne è il più nobile (si fa per dire) rappresentante. Questi istinti, iscritti nel nostro patrimonio genetico, influenzano anzi determinano e sono responsabili del nostro comportamento, regolano le nostre relazioni e chiedono soprattutto di essere soddisfatti.
Siamo condizionati da questi tre istinti dal momento della nascita fino all'ultimo respiro. Comunque l'importanza relativa di questi istinti è diversa secondo le fasi di sviluppo dell'individuo. All'inizio della vita, la fame è sicuramente l'istinto dominante. Per quanto sia stato abbastanza precoce (considerati i tempi) non ricordo di avere provato paura o di avere pensato al sesso nel mio primo anno di vita. Dalla pubertà e per un lungo periodo della vita il sesso diventa l'istinto predominante dell'individuo (in particolare durante l'adolescenza quando l'attività ormonale è così intensa che si pensa alla "ciamporgna" (come si dice in ligure) notte e giorno. Certamente quando l'individuo è esposto a situazioni di estremo pericolo o carestia, gli altri due istinti possono, almeno fino a quando tale situazione perdura, prendere il sopravvento. Nella vecchiaia, in genere, sia l'interesse che l'attività sessuale scema (dal verbo "scemare" sinonimo di ridursi e non dall'aggettivo sinonimo di povero di spirito) e la paura ritorna a essere l'istinto principe.
Dei tre istinti, il sesso è senz'altro quello cui l'uomo è più vulnerabile, non riesce a resistere alle sue tentazioni e lo spinge a fare le cose più stupide e pericolose. L'uomo ragiona con il pene, di qui l'espressione "testa di cazzo" universalmente usata tanto che esiste in tutte le lingue e dialetti. In dialetto Ventimigliese, per definire qualcuno che ha perso la testa o che non ragiona si dice infatti che 'stulì u l'à mesculàu u cervelu cù belin" (quello ha mescolato il cervello con l'uccello).
E' per questo che il primo tocco degli attributi sessuali nonché procreativi dell'altro sesso è un ricordo indelebile, è come il primo bacio, o il primo amore, non si dimentica più. Anche perché tale contatto avviene normalmente in giovane età e quindi vissuto in maniera particolare dove l'eccitazione sessuale si mescola a quella del proibito, della scoperta, provocando sensazioni sconosciute che vanno dalla paura al piacere combinandosi a sensi di colpa apocalittici grazie anche e soprattutto agli "insegnamenti" della chiesa. O perlomeno questo e quanto succedeva quando io ero ragazzino.
Eh sì, amarcord che da bambino, il parroco (che per altro era simpatico e non era pedofilo) ci fece un lavaggio del cervello sull'importanza della purezza, sul fatto che gli atti impuri erano peccati mortali e, quindi, chi li commetteva, andava dritto all'inferno, e che le conseguenze terrene erano altrettanto terrificanti: cecità, malattie terribili, demenza mentale etc. Grazie a questi insegnamenti, il mio rapporto con il sesso è stato per lungo tempo (fino all'adolescenza inoltrata) piuttosto difficile: una lotta fra il desiderio, la curiosità, l'eccitazione, il senso di colpa e la paura delle terribili punizioni che avrei dovuto subire in questo e nell'altro mondo. Insomma, la sessualità della mia infanzia e prima adolescenza e stata piuttosto tormentata e questo, come direbbero gli inglesi è un "under statement".
Comunque torniamo all'indimenticabile evento. Era un tardo meriggio d'estate, avevo dieci anni e con gli amici/amiche del quartiere si giocava a nascondino. Del gruppo faceva parte anche Marinella, una ragazzina di dodici anni, piuttosto grassottella (e per questo la prendevamo un po' in giro) che si diceva già andasse "con i ragazzi", qualunque cosa questa frase volesse dire. Mi ricordo anche che, a differenza delle altre bambine, lei alle volte veniva in spiaggia ma non si metteva il costume e non faceva il bagno perché, ci dicevano i grandi, "era indisposta", cosa che ci sorprendeva un po' perché per noi, essere indisposto, significava avere un po' d'influenza o il raffreddore e lei non aveva nessun sintomo d queste malattie. Siccome all'epoca l'educazione sessuale non era alla moda, scoprii molto più tardi il significato di questo "modus dicendi".
Insomma, in quel fatidico pomeriggio, avevo notato che i miei amici cercavano di andare a nascondersi insieme a Marinella, cosa che aveva suscitato la mia curiosità considerando il fatto che Marinella non era particolarmente popolare fra i ragazzini. Avevo quindi chiesto spiegazioni a un amico. Dopo qualche esitazione, lui mi disse – se ti nascondi con lei, te la fa toccare – Evidentemente la cosa mi aveva molto interessato e immediatamente avevo chiesto a Marinella se voleva nascondersi con me. Lei aveva accettato, e al giro successivo di nascondino, andammo a nasconderci nelle cantine di casa sua. Appena arrivati, le chiesi se me la faceva toccare e lei disse di sì. Ero eccitato, il cuore mi batteva forte e pregavo che il compagnuccio che ci cercava non trovasse troppo presto. Nel buio più completo, lei si alzò la gonna, si abbassò lo slip, mi prese la mano e la guidò sulla sua fighetta. Finalmente la tocco, pensavo tutto tremante di paura e curiosità. Non mi sembrava vero. E nonostante le paure delle punizioni umane e divine, non ebbi un solo momento di esitazione, parafrasando il grande poeta, "più che il terror poté il digiuno" (sessuale). Quando la toccai, rimasi sbigottito e anche piuttosto impaurito. In effetti, non sapevo cosa stessi toccando e all'inizio pensai che mi avesse messo la mano in qualche altro posto. Eh, sì, sotto le mie dita invece di una cosa liscia e calda come mi aspettavo, sentivo una cosa calda sì ma pelosa. Fu tanto lo sconcerto, che la prima reazione fu di ritirare la mano e scappare. Ma non potei farlo perché lei me la teneva stretta e la strofinava lentamente sul suo boschetto. A questo punto, anche se non riuscivo a immaginarmi come fosse visualmente, la cosa mi cominciava a piacere e maldestramente muovevo le dita per esplorare meglio la zona. Cercavo anche di fissare l'attenzione su quello che stavo facendo per ricordare tutti i particolari di quel momento e poterli poi rivivere più tardi.
Sarei rimasto lì per sempre, ma purtroppo fummo trovati e dovemmo uscire dal nostro nascondiglio, non prima di averle chiesto se un giorno me l'avrebbe fatta anche vedere. Domanda alla quale, con mia profonda delusione, non rispose. Come commento accessorio, è curioso il mio disinteresse e, credo anche quello degli altri maschietti del gruppo, per le sue tettine. Non credo che nessuno le avesse chiesto di fargliele toccare o vedere. Perlomeno, io non glielo chiesi. Chissà perché questo attributo così importante della femminilità, diventa interessante solo a partire dalla post adolescenza. Se questo fatto v'interpella, cercate informazioni sul sito web seguente: hppt://www.tettactraction.com.
Insomma, l'esperienza appena fatta mi aveva piacevolmente scioccato. La sorpresa era dovuta al fatto che la "cosina", come la chiamavo da bambino, l'avevo già vista (senza toccarla) quando un paio di amichette mi avevano lasciato guardare mentre facevano la pipì, e me la ricordavo come una fessura in mezzo alle cosce, liscia, senza alcun pelo (e questo dimostra che non sempre l'esperienza insegna). Comunque, quel giorno riuscii a nascondermi ancora due volte con lei e rivivere le stesse emozioni, prima che mia madre mi chiamasse per cena. La notte nel letto mi addormentai a stento ripensando e rievocando quelle sensazioni straordinarie e chiedendo contemporaneamente che il Signore mi perdonasse per quel peccato che promettevo (anche se non ero proprio sicuro di poter mantenere quella promessa) di non commettere più.
Nei giorni successivi, riuscii di nuovo a veder quella dell'amichetta mentre faceva pipì e constatai che, come ricordavo, era liscia e senza peli. A questo punto la curiosità di vedere la differenza con quella di Marinella mi divorava, anche perché chiaramente questo significava che le "paponze" non erano tutte uguali e la cosa m'intrigava non poco.
Andavo quindi a giocare sotto casa di Marinella con la speranza che scendesse a giocare con me per rinnovare la mia richiesta di farmela vedere. Sarei stato disposto a darle le mie biglie preferite pur di poterla vedere. I giorni passavano e avevo perso ogni speranza, quando un pomeriggio subito dopo pranzo, lei scese. Faceva caldissimo, non c'era un'anima in giro. Ci mettemmo seduti su un muretto e io non sapevo come chiederle quello che volevo. Dopo un po', presi dalla tasca la mia biglia preferita (la fortunella) e gliela regalai dicendole che era perché si era nascosta con me (più tardi ripensando a questo episodio mi resi conto che in quel momento inconsciamente avevo capito il principio di "dare soldo, vedere cammello"). Lei la prese e mi chiese se volevo andare in cantina. Io, che ero piccolo ma non scemo, pensai che se andavamo di nuovo in cantina gliela avrei toccata ma al buio non sarei riuscito a vederla. Allora le proposi di andare a nasconderci nella coltivazione di verde (asparagus) lì vicino. Lei accettò. Ci alzammo e andammo a metterci nell'angolo più lontano. Come aveva fatto in cantina, lei si tirò su la gonna e giù gli slip, ma con il movimento io non potei vedere niente. Questa volta, senza aspettare che m'invitasse, le misi una mano sotto la gonna e cominciai a toccarla. Poi la guardai e le chiesi con un fil di voce – me la fai vedere?- lei disse sì. Sempre continuando a toccargliela, le alzai la gonna con l'altra mano e finalmente, la vidi (in tutto il suo splendore, come si dice). Ero inebetito, mi abbassai per vedere meglio. Era completamente diversa dalla versione che conoscevo. Sopra alla fessurina, c'era un batuffolo di peli bruni leggermente arricciati. Non capivo se mi piaceva più la sua o quella senza peli. Poi decisi che mi piacevano tutte e due. Ero talmente preso dalla visione che tornai sulla terra solo quando lei mi prese la mano (che nel frattempo avevo smesso di muovere) perché continuassi a toccarla. Dopo un po' e con mio grande rammarico, mi tolse la mano, si tirò su lo slip e mi disse che doveva rientrare a casa. L'accompagnai e la guardai mentre saliva le scale. Non riuscii, nonostante reiterati tentativi, mai più a toccargliela o a vedergliela.
E lì imparai, anche se ne presi coscienza molto tempo dopo, che nelle relazioni uomo/donna chi decide è sempre la donna. E con questo la discussione è aperta.
La prima volta che.. testo di Alesce