Un cilindro di vetro. Della polverina dentro, come tempo che scorre, scandisce gli attimi, le ore,i periodi della vita. Delle biglie su di un piano inclinato, velocissime si mescolano alla realtà. Come dei sogni troppo veloci da afferrare, come un giro di colori, come un albero spoglio, un treno in corsa, un’immensa distesa d’acqua azzurra, limpida,a volte mossa, ma limpida. Così scorreva la vita di Sam, di suoni e rumori, di immagini e sensazioni, di melodie, di libri e canzoni. Sam cercava una parola per mescolarla con altre in cerca di una rima, di una strofa ben riuscita. Fin da bambino era cresciuto con la musica e i testi dei cantautori italiani ma, in particolare, le strofe del Maestrone pavanese lo avevano conciliato con la sua ricerca del particolare, con quella passione per le parole dai mille e non sempre espliciti significati. Adorava la vita e l’autodeterminazione. Concepiva la realtà come un’opportunità. A sera adorava sorseggiare del vecchio Jameson e guardare oltre la finestra affacciata su quella piazza semideserta se non fosse per quel vecchietto e il suo cane, sempre presenti su una panchina laterale. Dalla finestra vedeva quegli alberi e la tenacia con la quale si spogliavano nonostante il primo freddo. Sognava di scendere un giorno e scambiare quattro chiacchiere con quel vecchio, chissà quante storie avrebbe avuto da raccontare se solo qualcuno lo avesse ascoltato, avesse avuto il tempo di fermarsi e fargli un po’ di compagnia. La vita degli ultimi, degli abbandonati si nasconde tra i silenzi delle città caotiche, nelle stradine semideserte. Sam avrebbe voluto rompere il mistero che lo avvolgeva ma la vita aveva già fatto il suo corso. Le vite dimenticate se ne vanno in silenzio, come foglie cadenti, stelle d’agosto, neve. Come i sogni. Sam e quella sua incapacità di vivere, di toccare la realtà e sorridere. Quella timidezza figlia di una infanzia di silenzi e solitudine. Lo capiva quel vecchio, ne comprendeva gli umori, le spinte interiori. Sam sapeva leggere la gente, la vita nascosta, le speranze derise, i sogni spenti. Sam,però, aveva trovato un’ancora di salvezza. Un dolce regalo di Natale. Tra le luci avvolgenti della sua città aveva conosciuto finalmente la sua metà e aveva capito il senso del suo aspettare, il lento scorrere dei giorni, si era contato gli anni e i aveva benedetti. Aveva soli 21 anni e una partita chiamata vita da giocarsi, da recuperare.
Sam si svegliò presto quella mattina. Lo attendeva una giornata intensa. Giornata calda di giugno. Il mare in testa. Il mare al tramonto,una distesa che si perde nel sole. Ricorda ancora quando da bambino inseguiva quel tramonto,voleva farne parte. Non conosceva le distanze,pensava che sarebbe stato bellissimo guardare il mondo da lì. Pensava sarebbe stato bellissimo poter guardare gli innamorati baciarsi al tramonto. Aveva sempre sognato un bacio al tramonto,sulla spiaggia. Era un’esperienza che voleva provare. Il sapore di un bacio al tramonto. Il vento tra i capelli. I suoi capelli lisci mossi,come granelli di sabbia durante una tempesta. Un vento d’amore. Soffice e intenso,irruento,semplicemente gradevole. Lei nel cuore. Il suo nome gli colmava i vuoti. I suoi occhi gli aprivano nuovi mondi. I suoi ricci,dolci filamenti tra le loro anime. La sua anima,una compagna di avventure. Le sue parole,gradevoli vie verso il suo cuore. Semplicemente lei. Sam si svegliò presto quella mattina. La sua sveglia suonava ancora. La spense. Sentì il silenzio delle sei del mattino. Andò in cucina,consumò il suo caffè,accese la sua sigaretta,aspettò che si consumasse in quel piattino e poi si fece una doccia rilassante. Aveva smesso di fumare,ma non aveva perso l’abitudine di sedersi e riflettere,abitudine che aveva sempre associato alla pausa sigaretta. Il cervello funziona per imput e per nulla al mondo avrebbe mai rinunciato ai suoi pensieri. Uscì da casa,destinazione Università. Prima lezione “Diritto Penale”. Gran bell’inizio,pensò. Scambiò quattro chiacchiere con il giornalaio di fiducia,il tempo di acquistare il suo quotidiano preferito. Andò alla fermata del bus. Bene,c’era da attendere circa 15 minuti. Si lesse l’editoriale del giornalista che tanto amava. Poi il bus arrivò. Salì. Pochi minuti dopo,forse tre,scese. Aveva cambiato idea. Non aveva voglia di codici e lezioni, di monologhi e sedie scomode. Sognava il seggiolino di un aereo. Sognava l’oblò. Sognava il cielo azzurro,volarci dentro,vedere le nuvole passargli vicino. Sognava il modo più breve per essere da lei. La chiamò. Ci parlò. “Allora amore ci sentiamo dopo,buona lezione!”. Riattaccò. Prese il primo taxi,destinazione aeroporto centrale. Ultimo posto per Bologna. Segni impercettibili del destino. Per taluno “momenti di trascurabile felicità”. Si accomodò. Aveva ancora la borsa dell’università tra le mani. Dopo i controlli si accomodò su quel seggiolino tanto agognato. Tra poco meno di due ore sarebbe stato da lei. Lei non lo sapeva. Una giornata diversa,inaspettata avrebbe cullato il loro desiderio di amarsi. La vita. L’imprevedibilità dei sentimenti. Svegliarsi e seguire i propri desideri. Rompere la razionalità del quotidiano e inseguire un’emozione. La piena attuazione del “carpe diem” oraziano. Arrivare a Bologna. Chiamarla e dirle “Che fai tesoro?”. “Mi manchi tanto,vorrei averti qui …”. Sentire il battito del cuore. Sentirsi vivo. Dirle “Amore anche io,appena possibile ti raggiungo!”. Ed essere lì. A cercare un modo per sorprenderla. E quel modo,in realtà, già lo hai trovato,salendo su quell’aereo. “Ho fatto una pazzia … ho preso il primo aereo,sono a Bologna!”. “Magari,amore …”. “E’ vero amore,raggiungimi in stazione. Mi trovi sotto l’orologio.”. Sentire la quotidianità soccombere dall’emozione, da quell’amore così sincero, vero. Sentirsi vivo perché vivere è seguire un impulso, coccolare i desideri e sentire la natura conciliarsi con l’anima.
VOLI NEI SOGNI testo di Van Loon