Per molti il suono della paura puó essere
il pianto di un bambino , per altri un
urlo, per altri ancora un rumore improvviso, per me é il suono di una viola
scordata.
La sola idea mi mette i brividi e non solo per l’effetto fastidioso del suono stesso, ma sopratutto per il ricordo cui mi rimanda.
Certe persone dicono che la paura
é come un came, se scappi morde. Eppure non ho mai tentato di scappare,
non ho nemmeno mai compreso
quale fosse il mo segugio.
Quella donna veniva a trovarmi tutte le notti e portava sempre con se la sua viola.
Nella mia mente la ricordo alta, con lunghi capelli corvini e l’incarnato del colore della neve.
Porta un lungo abito da sera nero e Ie sue dita sono arrossate ed insanguinate per via della forza con cui pizzica le corde della sua
viola scordata. Il colore rosso sporca
la tintura violacea che ricopre il
suo strumento.
Ogni notte siamo sempre nella stessa
stanza buia e fredda, ma ogni volta c'é un profumo di viole sempre più intenso.
Ma la cosa più intrigante, il motivo
per il quale continuo a cercarla,
è che non sono mai riuscita a vedere
il suo volto.
Tiene sempre la testa china verso il
basso e porta un velo lilla che
cela i suoi tratti.
Ogni giorno mi sveglio e la sua
imagine svanisce, ma é come se
lei si celasse in ogni angolo, in ogni
punto buio e dietro ogni porta.
A volte mi sembra addirittura di riuscire a sentire i suoi passi alle mie spalle, oppure il suo sguardo sul mio corpo. Ma ogni volta che mi giro, lei non c'è.
Ho tentato di evitarla, ma un essere
umano non puó restare senza dormire
più di dieci giorni prma che scattino
meccanismi automatici di compenso.
Sono di nuovo nella stessa stanza
e lei suona di nuovo la sua viola
scordata.
Eppure questa volta c'e qualcosa
di diverso.
La donna mi fa cenno di voltarmi
e lentamente iI mio corpo esegue
i suoi ordini.
Ale mie spalle al centro della
stanza, c'é uno specchio.
Esso mi attira così tanto che sembra
quasi che mi chiami. Perciò lentamente,
passo dopo passo, gesto dopo gesto,
mi avvicino al riflesso.
Ogni mio movimento, cenno, mossa, niente
é sotto il mio controllo.
Sono solamente una coscienza
intrappolata in una marionetta ed i fili li muove lei.
Sollevo lo sguardo, ma nel riflesso
non ci sono io: al mio posto c’è la donna in viola, col suo abito nero e il velo lilla.
Le sue mani pizzicano le corde e solo
ora capisco che il suono non è quello di una
viola scordata: sono le mie urla.
Poi si ferma. Cala il silenzio. Il tempo si blocca e la sua mano si sposta a sollevare il velo.
Allora la osservo, attenta a carpire
ogni dettaglio, ogni particolare.
Pronta a soddisfare la mia curiosità,
così impaziente e irrequieta.
Il tempo dell'attesa é il più difficile di
tutti e quei pochi secondi mi bastano
per confermarlo.
I miei occhi viaggiano e la mia mente guarda.
Le sopracciglia folte e scure sembrano
famigliari, come anche il suo piccolo naso all'insú. Le labbra carnose ed il sorriso smagliante ricordano qualcosa che mi sembra di aver visto migliaia di volte e che ora non rammento.
Molto tempo passa prima che la
mia memoria mi consenta di capire chi sia questa donna, così presente eppure sfuggente allo sguardo.
Ma quando ¡ miei occhi incontrano i suoi, tutto mi è chiaro.
La mia nube di domande si dissipa
ed il mio cuore batte più forte.
Mille volte ho osservato i suoi occhi,
altrettante ho sfiorato le sue labbra
e molte di più mosso il suo sorriso.
Perché la donna in viola, colei che suona le mie grida e segue la mia ombra, sono io.
viola testo di Vinni