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Sovrappongo il fluire dei secoli
al respiro del mare,
ondulato dal pettine del vento,
come la storia del globo
in cui ogni era immerge,
emergendo la spuma
del proprio segreto.
Da quando il caos primordiale
distese le dita
in grumi di terra e cielo,
dando forma all'aspro grembo,
dove il primo verme,
trovò sua dimora presto divina.
Il fruscio delle foglie, all'alba dei giorni,
ha visto il passo incerto
del primo uomo,
la scoperta del fuoco,
lo scintillio di un destino.
Assiri e babilonesi
han tessuto destino nel cielo,
studiando le stelle,
mentre sotto l'egida di Zeus
gli eroi cantavano all'unisono
la nascita del pensiero.
Quando l'oblio ha coperto le città
di sabbia e di vento,
il mio diadema, Roma,
tra archi di trionfo e bagliori di spada,
innalzò l’idea di una legge
che ancor oggi non tace.
Sgretolando marmi,
sotto un manto di barbarie,
venne l'inverno lungo e oscuro,
ma nei silenzi, frati e scrittori
preservarono la scintilla.
Rinasce il mondo
dai tizzoni di quella scintilla,
l'umanesimo che riabbraccia
il suo greco ereditario,
la scienza che svela,
con timore e ardore, l’infinito.
Ma il progresso porta nel suo ventre
anche il tuono dei cannoni,
il rombo delle industrie,
il vagito di conflitti
che tracciarono nuove soglie di dolore.
E noi navigatori,
in questo mare di memorie,
scrutiamo l'orizzonte
in cerca di quella speranza
che è naufragio e anelito
in una lanterna che ancora oscilla.
Solo il grido tenace della poesia
può sommuovere le onde,
come un gabbiano che sfida
il corso del vento e del tempo,
con la sua verità sospesa,
un battito d'ali sulla storia del mondo.